Because of you"Ancora oggi, mi chiedo dove tu sia.
Mi chiedo se tu riesca ancora a ricordare il volto del mio papà.
Io ho solo un immagine sfocata di te. Ricordi spezzati di foto sbiadite..
E la speranza ormai remota, che un giorno tu possa tornare.
Che possa aprire la porta di casa senza un perché, e ritrovarti lì, con la barba grigia e un abbraccio nostalgico." I will not make
the same mistakes that you did
I will not let myself
cause my heart so much miserySi era ritrovato spesso ad osservare quel panorama familiare.
Da bambino soleva sgattaiolare fuori di casa ogni qualvolta i suoi genitori voltavano lo sguardo, per uscire fuori e gettarsi sulla neve candida. Solo per poter guardare il cielo, ed essere sfiorato da qualche fragile fiocco di neve. Per poi sorridere.
Era tutto così semplice, allora.Era stato complicato, almeno per lui, ritrovare la felicità.
Aveva sempre affrontato il silenzio con le parole, le lacrime con un sorriso, e la tristezza con l’affetto.
E ci era riuscito. Era tornato a sorridere, ad amare.
Adesso, accanto a lui, vi era la sua felicità più grande.
Seduto sui gradini di casa sua, non sentiva freddo.
Poiché c’era lei accanto a lui.Le accarezzò i capelli indistintamente, perso tra i pensieri di quel colore ramato. Faceva freddo, come in quella notte lontana. E c’era la neve, come un manto bianco, che copriva il suo piccolo paese di provincia.
Gli era sempre piaciuto quel paese. Piccolo e accogliente. Aveva sempre potuto definirlo “casa”.
E adesso, si ritrovava in quello stesso luogo dove almeno vent’anni prima la sua vita si era spezzata.
E sarebbe ricominciata esattamente da lì.La ragazza al suo fianco alzò lo sguardo, decisa ad incontrare i suoi occhi, dopo aver avvertito un movimento del tutto assorto ed assente. E fu come risvegliarlo da un sogno offuscato e da ricordi ormai lontani.
-Ash…?- chiese, carezzando la guancia di lui con la sua mano calda.
Quasi rabbrividì al contatto che il gelo dell’inverno aveva creato sul ragazzo che amava.
Lui la guardò, e sembrò liberarsi da quel tunnel oscuro di ricordi sbiaditi.
-è tutto a posto Misty- le disse sereno.
Così anche il volto di lei, poté sorridere.
Gli si accoccolò di nuovo al fianco, lasciandosi avvolgere da quelle braccia ormai lunghe e da quel calore che era improvvisamente tornato.
Sotto il cielo stellato di Pallet, la neve prese a scendere leggera, e a posarsi anche sui due giovani sposi.
-Nevica!- esclamò lei, rivolgendo d’un tratto le iridi verdi al cielo. Gli occhi le brillarono di una luce antica, che sapeva di buono, e che il ragazzo accanto a lei aveva già avuto modo di vedere.
Ash si lasciò scappare una risatina soffocata. Alle volte riusciva a rivedere la Misty romantica e sognatrice di un tempo, la ragazzina immatura, la sirena maschiaccio che era.
-cos’hai da ridere?- lo riprese lei gonfiando le guance.
-nulla… sei sempre la solita piccola Misty- la apostrofò lui.
-cosaaa? Ma parli proprio tu… che… non volevi saperne… di crescere!- si difese lei dandogli dei piccoli pugni al ritmo delle sue parole.
Lui le bloccò le mani e sorrise.
Non era mai voluto crescere, per non dover tornare ad amare.
Per non affezionarsi mai più a qualcuno, e vederlo andare via.
Ancora.Avvicinò a se la ragazza, e le sussurrò una frase dolce, che mai nessuno si sarebbe potuto aspettare da lui.
-…ti amo-.
Lei avvampò, ma sorrise. Un sorriso dolce, di quelli che solo lei sapeva donare.
-anch’io- sussurrò nel vento –e… c’è un’altra cosa che devo dirti-.
I will not break the way you did, you fell so hard
I’ve learned the hard way
to never let it get that farLui era sereno, continuava a sorridere. La sua felicità era con lei, non venne scalfito da alcun dubbio. Sapeva che lei sarebbe rimasta. Sempre e comunque. L’aveva aspettato per tanti anni, ed era sempre rimasta lì, per lui.
Annuì, prestandole ascolto.
Lei prese fiato un paio di volte. Poi, si fece coraggio.
-sono incinta-.
E fu come se un vuoto di pensieri e ricordi prese il posto del suo cuore.Gioia, solo per un istante.
L’ombra di un sorriso, soffocato seduta stante da mille pensieri.
E poi solo vuoto, ricordi, amarezza.
Le lasciò andare le mani e le tenne per qualche secondo a mezz’aria, con lo sguardo perso nel vuoto. Infine le abbassò piano.
Voltò lo sguardo, chiudendo le sue iridi scure.
Si alzò piano, quasi automaticamente, per fare qualche passo nel cortile di casa e guardare verso l’orizzonte. Nevicava, e lui tornò ad avere freddo come in quella notte lontana. Si infilò le mani in tasca, mentre quella scena straziante si ripeteva nella sua mente.
Misty si alzò, attanagliata da un angoscia che non gli apparteneva, e da una paura indistinta. Alzò una mano a mezz’aria, come per riafferrare quella felicità che le era appena scivolata inesorabilmente dalle dita.
Ash abbassò lo sguardo.
-Qui…- prese a dire –tanti anni fa, mio padre se ne andò. Abbandonò me e mia madre, partendo via per chissà quale meta. Da allora non ha più fatto ritorno… lasciando in me solo paura e dolore-.
La sua voce non suonò mai così amara come in quelle parole.Non concluse nemmeno il racconto, quando le braccia di lei lo cinsero da dietro. Misty affondò il viso della giacca di lui, stringendolo forte. I fiocchi di neve scendevano leggeri, e i ricordi, come fantasmi, fecero ritorno.
Il calore di quell’amore divenne come una cupola.
Un riparo contro il freddo del vento e il dolore di una vita infranta.
Because of you, I never stray too far from the sidewalk
Because of you I learned to play on the safe side so I don’t get hurt
Because of you I find it hard to trust not only me, but everyone around me
Because of you... I am afraid. Era una fredda notte d’inverno, quando delle urla strazianti fecero svegliare un bambino dai suoi sogni. Egli si alzò di scatto, spalancando gli occhi. Il piccolo non doveva avere più di cinque anni. Viveva assieme alla sua famiglia in un piccolo paesino di provincia, dove la cordialità e la gentilezza erano qualità della gente che vi abitava.
Il bambino si stropicciò gli occhi, decidendo di alzarsi per controllare chi avesse urlato.
Non seppe spiegarsi il perché, ma quelle urla entrarono in lui, lasciandogli un senso di vuoto. Così, con il cuore attanagliato dalla paura, uscì dalla sua stanza e si affacciò all’uscio della cucina.
Un ulteriore urlo lo fece sobbalzare.
-ADESSO BASTA, ME NE VADO!-.
La porta sbatté violentemente, soffiando via la gioia che un tempo prevaleva in quella casa.
Lasciando solo dolore.Regnarono attimi di silenzio.
Prima che la donna rimasta sola in cucina, si accasciasse al suolo, e cominciasse a piangere. Forte, senza sosta. Rigettando anche l’anima, assieme a quelle lacrime copiose che le bagnavano il viso.
Il bambino rimase così, ad occhi spalancati di fronte a quella scena.
Sua madre, portatrice di un sorriso perenne, era accasciata al suolo e piangeva, senza fermarsi.
E quella figura che aveva appena sbattuto la porta dietro di sé, se n’era andata davvero.
Il bambino mosse dei passi incerti verso l’interno della stanza.
La donna si accorse della sua presenza. Cessò di piangere all’istante, guardandosi indietro.
Sperando con tutta se stessa, che lui non fosse lì.E invece, incontrò i suoi occhi neri, confusi e spaventati più che mai.
Cercò di mormorare il suo nome, di chiedergli di tornare a letto, ma dalla sua bocca non uscì che un suono indistinto, soffocato nuovamente da ulteriori lacrime.
Il bambino mosse dei passi incerti, poi spiccò una corsa verso la porta d’ingresso, spalancandola e rabbrividendo al contatto del vento glaciale dell’inverno.
Sfidò il freddo ed il gelo, correndo tra i prati innevati, e cercando di intravedere la figura di lui.
Riuscì a scorgere un ombra lontana, ormai quasi confusa tra la tormenta bianca.
E urlò. Urlò, sperando che lui potesse tornare.
-PAPA’!-.
Quell’ombra si voltò appena. Poi, si rigirò verso le colline lontane, e riprese il suo cammino.
Il bambino sentì il cuore battergli all’impazzata. Aveva freddo, ma quasi non lo sentiva.
Perché aveva qualcosa di ancor più freddo, che gli lacerava l’anima.In quegli istanti, si pentì di ogni cosa.
Di averlo considerato il suo mito da sempre. Di aver detto alla sua mamma “un giorno sarò come lui”. Di sentire un terribile vuoto anche allora, quando sapeva che non sarebbe mai più tornato.
Nonostante in cuor suo sapesse che sarebbe stata la cosa migliore. Perché vedere sua madre piangere, fu un dolore incomparabile ad ogni altro. E pensare che, era stato
lui, a ridurla in quello stato, generò odio all’interno del suo piccolo cuore.
I lose my way
and it’s not so long before you point it out.
I cannot cry,
Because I know that’s weakness in your eyes Solo una lacrima rigò il viso di quel bambino, quella notte.
Una lacrima che portò con sé la consapevolezza che la sua vita era ormai andata in pezzi. Una lacrima che rimase solitaria, cercando di lavare via tutto il dolore in una volta. Una lacrima asciugata qualche secondo dopo, con la promessa di diventare forte. E di non piangere mai più.
Per lui, per sua madre.
Perché da quel giorno in poi, quell’uomo che aveva tanto amato, non sarebbe più stato suo padre. E non gli avrebbe dedicato più niente, non una scia argentata, non un sorriso nostalgico, non dei ricordi onnipresenti.
Perché da quel giorno in poi, l’avrebbe rimosso dal suo cuore.
Delle braccia gentili lo avvolsero alle sue spalle.
Seppe che era sua madre, riconobbe il suo profumo.
Lei lo tenne stretto a sé per istanti che parvero infiniti, quella notte.
-Tornerà- disse lei, cercando una convinzione che nemmeno ella stessa possedeva.
Il bambino guardò l’orizzonte deciso.
-no- disse fermo –non voglio che torni. Lo odio- mormorò trattenendo le lacrime e stringendo i pugni.
La donna rimase ad occhi spalancati, ma poi posò il suo capo su quello del figlio, facendo scorrere l’ultima lacrima di quella notte.
Entrambi guardarono verso l’orizzonte, con gli occhi gonfi ed il cuore spezzato.
-Torniamo in casa, Ash. Fa freddo- riuscì a dire lei ad un tratto.
E Ash fu certo di aver sentito la sua voce calare d’intensità. Di aver captato anche in lei, il desiderio che suo padre potesse tornare da un istante all’altro.
Rimasero per altri istanti lì, l’uno accanto all’altra, in silenzio.
Poi, la donna prese per mano il figlio, e lo ricondusse a casa.
Il bambino si voltò indietro un’ultima volta, prima di chiudere la porta.
Si ripromise di ricordare sempre quella sera: così, se un giorno sarebbe tornato, l’avrebbe nuovamente mandato via.
Eppure, anche allora, sperò che un giorno avrebbe fatto ritorno.Così chiuse definitivamente quell’uscio di dolore, sperando di cacciare via quella speranza una volta per tutte, assieme al freddo ed al gelo di quell’inverno ormai lontano.
I’m forced to fake a smile, a laugh everyday of my life
My heart can’t possibly break when it wasn’t even whole to start with -…E poi, non tornò più- concluse lui cercando di non far trapelare l’amarezza della sua voce.
Lo fissasti intensamente, quel giorno. Gli avevi prestato un attenzione silenziosa, senza lasciarti scappare futili parole. Qualche sospiro incredulo, soffocato nel silenzio, per non interromperlo.
I tuoi occhi si specchiarono in lui. Erano verdi, come quelli della donna che amava.
Specchi troppo limpidi per una realtà così difficile da comprendere.In quegli istanti ti chiedesti perché tuo nonno avesse fatto una cosa del genere.
Ci hai riflettuto tanto allora, ma non sei mai riuscita a trovare una risposta alla tua domanda.
D'altronde, tuo padre se l’era chiesto chissà quante volte. E alla fine forse anche lui aveva lasciato quel mistero nell’aria, poiché non vi aveva trovato alcuna soluzione. E perché infondo era inutile crogiolarsi ancora in quel pensiero, rinchiudersi nel passato, senza riuscire a trovare la serenità nel futuro.
Dopo qualche secondo prendesti coraggio e riuscisti a chiedere:
-ma… perché il nonno se ne andò? Non ti voleva più bene?-.
Avevi cinque anni, allora.
Eri nata ad Agosto, dopo che tua madre aveva avvisato tuo padre della tua venuta nel mese di Novembre, in una fredda sera d’inverno.
La tua sensibilità arrivò al cuore di tuo padre. Anche lui aveva avuto cinque anni. Ma era convinto di essere stato più duro e meno intelligente, alla tua età. Il suo sguardo vagò vacuo su di te, per poi dare spazio alla risposta:
-…no, credo che mi volesse davvero bene tesoro mio- riuscì a rivelare. Nessuno era mai riuscito a fargli confessare una cosa del genere. E tu riuscisti a capirlo.
Tuo padre era sempre stato troppo orgoglioso per ammettere una cosa del genere. Lo sapevi tu, lo sapeva la mamma.
-era solo spaventato…- continuò a dire -e così è andato via. Anch’io ho avuto paura, prima che tu nascessi-.
Il tuo candido volto vagò confuso, quasi rincuorato, che lui fosse ancora lì. E, quasi automaticamente, stringesti la tua mano in un pugno, afferrando la sua camicia. Come se avessi paura che lui potesse andarsene da un istante all’altro. Come una piccola preghiera affinché lui decidesse di restare.
Ti sembrò così vecchio e stanco, tutto a un tratto.
-…e…perché sei rimasto?- chiedesti infine.
Il tuo papà sorrise.
E quello, fu uno dei veri sorrisi del tuo papà.
Con il quale lo vedesti tornare ragazzo.
Il sorriso del tuo papà era sempre stato qualcosa di gioioso e coinvolgente. La mamma diceva che era un dono che possedeva da sempre. E che, in quegli istanti, seppe rasserenarti.
-mi è bastato guardarti negli occhi, cinque anni fa, per far svanire la paura che avevo dentro. Ricordo ancora quel giorno. La tua piccola mano strinse una delle mie dita, e ogni timore andò via. Sei stata tu a farmi coraggio, amore mio-.
Si porse su di te e ti baciò sulla fronte, accarezzandoti i capelli rosa.
Tu sorridesti felice, e lasciasti rilassare la mano ancora stretta inesorabilmente al suo vestito.
Il campanello suonò insistente.
-oh- disse lui –corri piccola, è la mamma!-.
Tu saltasti giù dalle sue ginocchia e corresti veloce all’ingresso, spalancando la porta ed accogliendo la donna che aveva sempre significato tutto, per te e papà.
-uh- disse lei –fa proprio freddo fuori!- posò l’ombrello per terra e fece per togliersi il cappotto.
Approfittavi sempre di quegli istanti. Cercando di non far rumore, cercasti di sgattaiolare fuori dalla porta.
-…Mirage…- mormorò la mamma -non osare sai, piccola birichina- ti riprese.
Tu ti fermasti di colpo, chiudendo la porta e fuoriuscendo una lingua colpevole.
-scusa mammina…- dicesti, correndo di nuovo dal tuo papà.
Lui intanto, aveva assistito alla scena e si era abbandonato ad una risata spontanea, facendo ondeggiare i capelli corvini.
-Hey tu, Ash Ketchum!- lo riprese la moglie –non ridere sai, tua figlia ha preso proprio da te!-
-lo so amore mio- disse lui, avvolgendola in un abbraccio –ma ha i tuoi occhi, Misty Williams. Quindi, ha anche un po’ di te-
-sia lodato il cielo allora!- esclamò Misty ridendo spensierata.
Tu li guardasti serena e ridesti assieme a loro, portando nella stanza una serenità che solo tu sapevi donare.
In questo somigliavi alla mamma, aveva detto papà.
In quegli istanti lui ti guardò, con occhi dolci ed innocenti.
Come se ti stesse dicendo “grazie per essere venuta”.
Lo guardasti ancora, sorridendo anche tu.
-Papà?-
-…si?-
-grazie per essere rimasto-.
"Forse rimarrai solo un fantasma per me, nonno.
Non riuscirò a ricordarti, ma una parte di te potrà sempre accompagnarmi.
Papà stesso sa che non ci sarai, che non mi prenderai in braccio e non mi coccolerai.
Nonostante sia io che lui, ne sono sicura, speriamo ancora in qualcosa.
Perché nonostante papà abbia smesso di credere nel tuo ritorno, continuerà a sperarci.
Glielo leggo negli occhi.
Continuerà a farlo, perché tu sei in lui.
Oggi, domani, per sempre." Because of you I never stray too far from the sidewalk
Because of you I learned to play on the safe side so I don’t get hurt
Because of you I find it hard to trust not only me but everyone around me
Because of you... I am afraid.
…Because of you… FineVal* <3

Grazie alla mia nee-san Kogarashi *-*

...Precious memories are to handle with care...
VeraxDrew
Grazie alla mia nee-chan Ayane*-*


