Pokémon LoveRainbow

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Contest Fanfiction - Terza Edizione - POSTARE QUI LE FANFICTION
view post Posted on 3/10/2008, 13:15P_QUOTE
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Vi rimando a questo topic per le iscrizioni e eventuali spiegazioni:

http://pokeloverainbow.forumfree.net/?t=32778912

Potrete postare le vostre fanfiction fino al 20 Ottobre. ^^

Le fanfiction dovranno essere ONE SHOT OVVERO UN SOLO CAPITOLO.

Compilate questo modulo per postarle:

CODICE
Titolo:
Genere:
Testo scelto:
Rating:

Marco&Silver
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Sai, la gente è strana prima si odia e poi si ama
cambia idea improvvisamente, prima la verità poi mentirà
lui senza serietà, come fosse niente...

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.°•. °•. °•.Gestico & Frequento.•° .•° .•°.

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'Senza parole con un filo di dolore,
senza parole sorrido e sono qua,
spargo il colore per sentirne l'odore
spargo l'odore per vederne altre varietà'

The bastard sons of dioniso.


LiveJournal;

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Firma by me con gif M/S di: Dia;.

 
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view post Posted on 14/10/2008, 21:59P_QUOTE
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/11/2009, 19:03


CODICE
Titolo: I need you
Genere: Romantico/Malinconico
Testo scelto: Yashal - Elisa
Rating: Verde - Per tutti

I need you




[I’ve tried and I’ve tried to forget about you
Just little lies for myself
You were innocent and true ad can be,
And now you are not here with me
I can’t go on and keep on keep on
Crying inside and blame destiny…
I need to know that you’ll come back to me.]


La nostalgia è un qualcosa di indescrivibile che ti trascina, che, delle volte, ti fa star male, che ti soffoca.
Astuta, fa rivivere immagini del passato che pensavi di aver dimenticato e rimani lì, senza muoverti, mentre i ricordi tornano a vivere in te.
E quel senso di malinconia comincia ad opprimerti la testa, il petto, lo stomaco.
Rivedi cose che, per quanto belle siano, non torneranno più, persone che forse si saranno dimenticate di te e delle esperienze che avete vissuto insieme.
Ti trascina….
Ma i ricordi di quel viaggio sono sempre stati vivi in te, giorno dopo giorno.
Ti soffermi a guardare il tramonto ogni volta che senti di non potercela fare da sola, ogni volta che lui ti manca più del solito, quando senti quei fastidiosi nodi alla gola e allo stomaco, fino a quando non ti ripeti che lui tonerà e che sarete amici per sempre.
Lo pensi e un senso di colpa ti assale, costringendoti a stringere forte l’asciugamano bianco con il quale ti sei appena pulita la bocca e lo getti a terra.
Esci dal bagno sbattendoti la porta alle spalle, sforzandoti nel vano tentativo di mostrare un sorriso convincente,
E se fosse vero…?
Tracey ti viene incontro visibilmente preoccupato, ponendosi davanti a te.
“Misty, stai bene? Perché sei scappata via in quel modo?”.
Cerchi di guardarlo negli occhi e ci riesci con fatica. Non vorresti incrociare il suo sguardo, ma è troppo tardi per pensarci.
“Sì, è tutto a posto. Ho solo un po’ di nausea”.
Gli volti le spalle e fai un paio di passi prima che lui ti afferri il braccio.
“Devi farti vedere da un medico”.
Lo guardi per la seconda volta e un po’ ti intimorisce. Non credi di averlo mai visto così serio da quando lo conosci.
“Avrò mangiato qualcosa che mi ha fatto male”
“Da due giorni?”.
Capisci anche tu che potevi trovare una scusa migliore, ma non reagisci. Non vuoi, forse, o non puoi.
“Misty, ascoltami…”
“Lasciami, Tracey!”.
Stavolta è lui a fissarti spaventato.
“Non ho niente, sto bene. Come te lo devo far capire?”.
Tracey allenta la presa e tu cominci a correre senza neanche realizzare quello che stai facendo.
Ti butti sul letto e ti aggrappi al primo cuscino che ti capita a tiro come se ne avessi un disperato bisogno, come se volessi diventasse improvvisamente qualcuno capace di stringerti e farti sentire che non sei sola.
E ti senti stupida per aver commesso il secondo errore più grande della tua vita.
“Ash…”.
Scoppi a piangere pregando, desiderando che lui sia con te, adesso.

Il risultato del test è positivo e i tuoi dubbi sono confermati.
E’ vero… .
Sei davanti al laboratorio del professor Oak, a Pallet. Poco più avanti c’è la casa di Ash, ma non vuoi neanche pensarci.
Ti fa male sapere che potrebbe voltarti le spalle e, per un momento, pensi al bambino che era quando viaggiate insieme.
Non fai neanche in tempo a bussare, che la porta si spalanca e ti ritrovi davanti la figura alta di un ragazzo dai capelli castani.
“Misty, che ci fai qui?” ti chiede, sorpreso.
Hai le lacrime agli occhi e, per un breve istante, hai voglia di scappare.
“Gary, ti devo dire una cosa”.
Lui ti guarda attento e incrocia le braccia.
“Senti, se è per quello che è successo l’altra sera…ho già capito. Tra noi non c’è mai stato niente e mai ci sarà”.
Rimani di nuovo senza parole, restituendogli lo sguardo.
“Tu ami un’altra persona, Misty”.
Ti lasci cadere in ginocchio, con la vista annebbiata dalle lacrime.
“Sono incinta”.
Dalla tua bocca ormai escono solo parole sconnesse, coperte dai singhiozzi, ma fai comunque in tempo a vedere la faccia incredula e spaventata del ragazzo.
“Ma…come…”.
Gary ti prende per il braccio, costringendoti a rialzarti, mentre lo senti tremare.
“Misty, io non…”
“Neanche io. Cosa devo fare?”.
Lui abbassa lo sguardo all’improvviso, fissando la stretta strada polverosa davanti a sé.
“Devo partire”
“Cosa?!”
“Ho saputo di un altro continente, Sinnoh, e stavo per riprendere a viaggiare”.
Non puoi fare a meno di guardarlo incredula, precipitando nella tua insicurezza.
“Mi stai dicendo che stai abbandonando tuo figlio? E a me non ci pensi?! E’ tuo figlio, Gary, tuo figlio!”
“Tornerò appena posso. Ti ricordo che sono un allenatore di Pokèmon”.
Non puoi sentire altro, le tue gambe riprendono a correre, lasciando Gary incredulo sulla soglia del laboratorio.
“Mi dispiace, Misty”.

Fissi la tua immagine nello specchio ancora una volta. Sollevi la maglietta e ti sfiori il ventre piatto, certa che per il momento non si noti niente, e osservi il tuo viso pallido che neanche i lunghi capelli rossi riescono a riaccendere.
Vai in piscina e Tracey si volta, guardandoti.
“Ho dato da mangiare ai Pokèmon, Misty”
“Sì, grazie”.
Ti siedi accanto a lui sul bordo della piscina, fissando Gyarados che nuota avanti e indietro.
“Scusa per oggi, Tracey. Non so cosa mi sia preso”
“Non fa niente. Piuttosto, sei pallida. Sicura di stare bene?”
“Aspetto un figlio da Gary”.
Tracey per poco non finisce in acqua, guardandoti da cima a fondo.
“Quindi…tu e Gary…io pensavo che…che Ash…”.
Non dici niente, nonostante quel dolore che ti colpisce il petto.
Perché hai come la sensazione di star facendo del male soprattutto a lui?
“Cosa farai adesso, Misty?”
“Io…devo chiamarlo”
“Eh?”.
Ignori per un attimo il ragazzo e ti dirigi verso il telefono. Solo in questo momento ti accorgi davvero di quanto hai bisogno di lui, bisogno di averlo al tuo fianco. Perché è il tuo migliore amico e non ti abbandonerebbe mai qualsiasi cosa succeda, lo senti.
“Ash, sono io, Misty. Sei…a Pewter City? Puoi venire qui a Cerulean?”.

Non sai quanto tempo è passato da quando hai sentito la sua voce al telefono. La stessa che ti ha sempre fatta sentire al sicuro.
“E’ permesso?”.
Ash ti si presenta davanti all’improvviso e non riesci neanche a formulare un pensiero sensato.
“Ho visto Tracey all’ingresso e mi ha detto ch eri qui…eh?”.
Ti lanci fra le sue braccia e scoppi in singhiozzi, lasciandolo perplesso.
“Ehi, Misty, calmati…ma che succede?”
“Ash…grazie per essere venuto. Io…”
“Adesso calmati e spiegami tutto”.
Hai paura, paura di ciò che stai per dirgli, paura di perderlo.
Fai un respiro profondo e lo guardi negli occhi, mentre lui ricambia lo sguardo. E’ cresciuto davvero.
“A-aspetto un bambino…da Gary, Ash”.
Lo senti irrigidirsi di colpo e allentare la presa su di te, ma non hai il coraggio di alzare lo sguardo.
“Che cosa…insomma…perché?”
“Io non lo amo, non l’ho mai amato. Ash, è partito. Ti prego, non lasciarmi sola”.
Lui rimane in silenzio, anche se preferiresti che ti dicesse qualsiasi cosa. Dopodichè, senti le sue braccia che tornano a stringerti le spalle e la sua mano che accompagna affettuosamente la tua testa contro il suo petto.
“Non lo farò mai, Misty. Non ti lascio, te lo prometto”.

[Ho provato e provato a dimenticarti
Solo piccole bugie per me stessa
E tu eri innocente e vero come non mai
E ora non sei qui con me
Non posso andare avanti e continuare e continuare
A piangere dentro di me e accusare il destino
Ho bisogno di sapere che tornerai da me.]


Edited by *Ile_writer* - 19/10/2008, 22:56

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"Ash non è mai davvero solo, perchè lui... ha me"


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view post Posted on 15/10/2008, 21:03P_QUOTE
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Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 19:28, 14 minuti fa


non potevo andare a dormire senza neanche aver letto la fic del contest!^-^ e così eccomi qua!^-^
(ma si può commentare vero?ò_ò *le sorge un dubbio*)

una parola ile:FANTASTICA.

sapevo che non dovevo darti retta quando hai detto che era una delle fic più brutte che tu abbia scritto.Avevo ragione io. è STUPENDA COME LE ALTRE!complimenti davvero!non mollare MAI questa passione.che nessuno lo faccia.

bacione grande ila^^

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Le mie mani, le tue mani
parlano a volte più di noi
Le mie mani
non ti faranno male mai


le mie mani
tu potrai trovarle qui
quando piangi, quando ridi
stringeranno forte e ti diranno si

E' un chiaro messaggio
questo scambio silenzioso di energia
non serve un linguaggio
quando è il tocco a dare la poesia...




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view post Posted on 15/10/2008, 22:30P_QUOTE
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piange

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/11/2009, 19:09


CITAZIONE
Titolo: Last Hope
Genere: Malinconico/Introspettivo
Testo scelto: Within Temptation - Angels
Rating: Verde - Per tutti

Last hope



La morte. Una parola così odiata, così temuta e, a volte, così desiderata. La morte fa paura, nessuno sa cosa c’è aldilà della morte, nessuno tornerà mai indietro per raccontarlo.
Inoltre è imprevedibile, può colpirti in qualsiasi istante senza che ti dia possibilità di difenderti.
E’ prima di morire che rimpiangi quello che non hai potuto fare, rimpiangi quello che avresti potuto dire, rimpiangi quello che avresti potuto vedere. Rimpiangi di non aver vissuto abbastanza.
Pensieri strani ma ovvi nella mia condizione.
Sono così debole… Sono costretta in un letto d’ospedale quando vorrei solo uscire e andare via.
E’ incredibile quanto velocemente sia cambiata la mia esistenza, fino a qualche mese fa avevo una vita davanti, ora mi sono rimasti solo giorni da vivere.
Inizialmente non ci volevo credere, ma la verità non si può ignorare per quanto dolorosa e ingiusta sia.
Sto morendo.
Mi sembra ieri che ero andata a fare quella visita di controllo perché dimagrivo troppo pur mangiando regolarmente, mi sembra ieri che ero andata a fare tutti gli esami di routine, mi sembra ieri che il mio medico mi disse che avevo un tumore allo stomaco all’ultimo stadio. Non c’era modo di curarmi, era troppo tardi.
La mia vita sarebbe finita in pochi mesi, era quello il lasso di tempo che mi restava da vivere.
E’ una crudeltà questa vita. Sono giovane eppure sto per morire.
Dopo che sono stata dal medico è stato un continuo via-vai da un ospedale all’altro e, nel frattempo, dimagrivo sempre più e non riuscivo più a mangiare.
Sono stata costretta a ricoverarmi, la mia palestra è stata chiusa, mi mancano tantissimo i miei Pokemon avendo dovuto lasciarli al prof. Oak e sono chiusa in questa maledetta stanza da una settimana.
Ho due aghi ficcati nel braccio collegati a due flebo, non riesco più a mangiare e quindi vengo nutrita per via endovenosa. Altri fili sono collegati dal mio corpo ad altre macchine. Quella più fastidiosa è quella che segnala il battito cardiaco, il suono si ripete sempre uguale, senza cambiare mai. Si ripete come una dolce nenia, una nenia che non aspetta altro che poter segnare un altro suono, il suono del mio cuore che si arresta.
Anche se i medici non me l’hanno detto esplicitamente so che questi sono i miei ultimi giorni di vita, lo so.
Ed è proprio in questi giorni che cominci ad avere seriamente paura. Cosa c’è dopo la morte? Una domanda senza risposta. Una domanda che resterà ignota per sempre.
Ed è in questi giorni che cominci a rimpiangere, avrei voluto fare tante cose: diventare la miglior allenatrice di Pokemon d’acqua per esempio, oppure diventare la miglior capopalestra di Kanto…
Piccole lacrime cominciano a uscire dai miei occhi, nonostante stia facendo tutti gli sforzi possibili per non versare gocce di pianto, ma la verità è che il mio rimpianto più grande non è tra quelli, il mio più grande rimpianto sei tu.
Possibile che dopo tutti questi anni sei ancora tu la mia ragione di vita, la persona a cui anelo da quando avevo dieci anni?
Eppure avevo deciso che non avresti più potere su di me, mi hai tradito nel modo peggiore che esista.
Ti sei dimenticato di me.
Non sei mai più venuto a trovarmi, eppure ho saputo che sei tornato a Pallet per un breve periodo, per poi ripartire di nuovo. Purtroppo l’ho saputo solo dopo che ripartito sennò sarei venuta io. Ma tu perché non sei venuto a trovarmi? Non abitiamo così lontani. Pallet e Cerulian sono abbastanza vicine, cosa ti costava durante la tua breve permanenza a Pallet fare un salto a salutarmi?
Mi sarebbero bastati pochi minuti, giusto anche solo per salutarci. Avrei voluto vederti e sentire la tua voce, anche per un solo secondo.
E se vederci di persona non era possibile, avresti potuto telefonarmi, scrivermi, qualunque cosa mi sarebbe andata bene… Ma tu non hai mai fatto nulla di tutto ciò. Non mi scrivi mai, non mi telefoni mai, non vieni mai a trovarmi. Mai.
Da qui ho capito che mi hai sempre mentito Ash Ketchum. Tutta la nostra amicizia e la tua grande promessa non erano che bugie. Hai preso il mio cuore senza neanche accorgertene, mi avevi promesso che ci saremmo rivisti, mi avevi detto che non era un caso che ci eravamo incontrati. Ora alla fine della mia vita, queste parole e queste promesse le realizzo solo come grandi sogni che ormai non si realizzeranno più.
Sogni che ho sperato con tutta me stessa che diventassero realtà ma che alla fine si sono infranti in un solo secondo.

[Hai preso il mio cuore,
Mi hai ingannata fin dall'inizio.
Mi hai mostrato sogni,
Ho desiderato che potessero diventare reali.
Hai rotto una promessa e mi hai fatto realizzare
Che era tutta una menzogna.]



Rimpiango Ash, di averti dato tutto questo potere. Mi sono donata a te, io ti amo.
Rimpiango di non avertelo mai detto, credevo di avere tutto il tempo del mondo ed invece questo destino che ho tanto amato per averci fatto incontrare, ora mi toglie la vita.
Rimpiango di essere così debole, avevo promesso a me stessa che ti avrei dimenticato, così avresti smesso di farmi soffrire con la tua perenne assenza.
Eppure ora l’unica cosa che veramente desidero è rivederti.
Poter vedere nuovamente il tuo volto da vicino, poter sentire la tua voce che sarà sicuramente diventata più adulta e grave, poter sentire di nuovo il tuo respiro che tanto amavo ascoltare quelle notti in cui dormivamo vicini ma so che questi sono solo sogni, illusioni che non si realizzeranno, lo so, ma questa è la mia ultima speranza.

Fuori nevica, quanto mi piace la neve. Vorrei tanto uscire fuori da questa maledetta stanza per poterla toccare, per poterne sentire il gelo, per poter sentire un freddo diverso da quello che sento sempre.
I delicati fiocchi di neve ballano davanti ai miei occhi, si girano, scompaiono e ricompaiono in una danza tutta strana. Vorrei tanto poterli toccare e vederli sciogliere nei miei palmi, ma non posso uscire: sono troppo stanca e debole. A stento mi riesco ad alzare seduta sul letto, figurarsi alzarsi e camminare, crollerei dopo pochi passi.
Ma non voglio arrendermi quindi prendo tra le mani il telecomando per poter chiamare le infermiere e premo il pulsante al centro. Pochi istanti dopo arriva un’infermiera.
- Signorina Williams si sente male? Devo chiamare il dottore? - domanda agitata l’infermiera.
- No… non sto peggio del solito. Volevo chiederle se potrebbe aprire la finestra – rispondo con voce supplichevole.
- Ma non si può! Fa freddo fuori, nevica! –
- Ha paura che mi prenda un raffreddore?! Forse non si ricorda che sono una malata terminale! Se al momento le mie sorelle non fossero tornate alla palestra, non avrei chiamato lei! – rispondo irritata ed acida.
L’infermiera, colpita dalla mia sgarbatezza, apre la finestra e se ne va di fretta.
Un piccolo soffio gelido comincia ad entrare nella stanza, ma nessuno fiocco di neve entra nella camera, non c’è abbastanza vento.
Mentre fisso in attesa la finestra, i miei occhi cominciano a chiudersi ed inconsciamente capisco che è arrivata l’ora. Sto per morire.
Ash… nonostante tutti i miei propositi, avrei voluto tanto rivederti e avrei voluto tanto che mi dicessi che mi volevi bene e che la nostra amicizia non era solo una bugia… Ma non c’è più tempo. Il nostro tempo è finito quando ci siamo separati.

E mentre gli occhi di Misty si chiudono definitivamente, un piccolo candido fiocco di neve riesce ad entrare nella stanza, si deposita sul pavimento e Misty fa appena in tempo a vederlo che la sua vita si conclude.
Poi dalla macchina del battito cardiaco si vede la linea piatta e si sente il suono fisso. Il suono di un cuore che non batte più.
Quel fiocco di neve si scioglie dopo pochi minuti, così come hanno fatto la vita di Misty e il suo ultimo sogno. La sua ultima speranza.

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Grazie chicca *___*

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*_* Famiglia virtuale Love Rainbow XD *_*
Sorelle: feffe17, FediNeptune, *KoGaRaShI*
Cugini: Piplup96, Green'93
Cugine: Makicloe, KasuKasu, FAN DI MISTY, vera_the_best, Vera~, Dark Blaziken97

*_* Famiglia virtuale Midori Mikan XD *_*
Sorelle: NicoRobin92
Cugine: Trinity 303, Rolochan

*_* Famiglia virtuale Runami Paradise XD *_*
Adottata da: Memole1987
Nipote di: kuruccha
Cugina di: §_Beatriz_§

Fan club


Il mitico {KATE Fan Club ^O^}
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view post Posted on 15/10/2008, 22:50P_QUOTE
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Never forget. Never forgive.

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Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 19:35, 6 minuti fa


CODICE
Titolo: Forlorn
Genere: Introspettivo, triste
Testo scelto: Io ci sarò - Max Pezzali
Rating: Giallo (PG)


FORLORN


giuro ti prometto che io mi impegnerò
io farò di tutto però
se il mondo col suo delirio riuscirà ad entrare e far danni
ti prego dimmi che… combatterai insieme a me…


Pensavo che ritrovarsi con i piedi incollati per terra fosse una cosa che accade solamente nei romanzi. O quantomeno, che a me non sarebbe accaduto, perché se mai mi fossi trovata in una di quelle situazioni in cui tutto sembra fermarsi, solo che non si ferma e tu puoi solo rimanere a guardare senza riuscire a fare niente perché quegli stupidi piedi sono incollati per terra, io non sarei rimasta a guardare. Io avrei avuto la prontezza di agire, e al diavolo tutte quelle baggianate da romanzo.
Invece quando succede i piedi incollati per terra li ho davvero. E non solo i piedi, anche le gambe, e le braccia. Non riesco a muovere un muscolo.
Vorrei urlargli di togliersi da lì, vorrei correre e spingerlo via, e invece questi stupidi piedi non vogliono saperne di scollarsi dall’asfalto, e la mia voce non vuole saperne di farsi sentire. Non credo che servirebbe comunque; non lo raggiungerei in tempo, e anche gridare sarebbe inutile. Ma almeno se potessi urlare, se potessi correre non dovrei rimanere qui riuscendo soltanto a guardare.
È quando il tempo per gridare o correre finisce, e il silenzio diventa lo stridio assordante dei freni, che la mia voce torna e i piedi mi si staccano di colpo da terra. E allora corro, senza perdere tempo ad urlare, ma ora è troppo tardi per correre. Non ho percorso neppure metà della distanza che mi separa da lui quando vedo il suo corpo volare sul cofano, vedo la ragnatela di crepe che imbianca il parabrezza quando ci va a sbattere. Vedo l’auto sbandare e i segni che gli pneumatici lasciano sull’asfalto. E lo vedo cadere ed è allora che lo raggiungo.
«ASH!»
Mi sembra di non riuscire neppure a respirare, mentre mi lascio cadere a terra accanto a lui. Mi graffio le ginocchia e le mani e quasi non me ne rendo conto, non riesco a pensare a niente, solo che lui è a terra davanti a me ma non vedo ferite né segni, l’unico sangue che vedo è quello che ho sulle mani io dove ho sfregato contro l’asfalto, deve stare bene, fra un attimo aprirà gli occhi e si metterà a sedere e io potrò riprendere a respirare.
Ash non apre gli occhi, ma geme debolmente e tenta di tirare su la testa o forse di voltarsi verso di me. Gli appoggio una mano sulla spalla, tenendolo fermo.
«No Ash… sta’ tranquillo… non muoverti…»
Non mi sente. Devo tenerlo fermo afferrandolo per entrambe le spalle. Lo sportello dell’auto si apre. Ne scende qualcuno, ma sono china su Ash e riesco a vedere solo un paio di scarpe scure di vernice, il fondo di un paio di pantaloni grigi. È il guidatore. Si china anche lui, cerca di allungare una mano verso Ash. Si ferma prima di toccarlo.
«Oddio, è… non posso crederci, stavo andando piano, neanche quaranta all’ora, è sbucato di corsa…»
Ora lo vedo in faccia. Suda per lo choc. Sotto di me Ash cerca di liberarsi dalla presa delle mie mani. Respira male. Mi volto verso di lui e lui tossisce, piegando di scatto la testa all’indietro. Uno spruzzo di sangue gli macchia le labbra. È la vista di quelle macchie rosso scuro a colpirmi come una revolverata. Alzo la testa di scatto, guardo il guidatore.
«Chiami l’ambulanza!»
Lui indietreggia, si guarda intorno sconvolto.
«Sì, il mio… il mio cellulare è in macchina…»
«L’ho chiamata io.» Brock mi raggiunge correndo. Ha il fiato corto, e sotto il colorito scuro della sua carnagione è così pallido che quasi mi domando come riesca a reggersi in piedi. Quasi, perché in realtà non riesco veramente a pensare a nulla. Sotto di me Ash geme di nuovo, più debolmente, ma è incredibilmente forte e faccio fatica a tenerlo per impedirgli di muoversi. Brock si inginocchia dietro di me. Mi afferra per una spalla, affondandoci le dita abbastanza da farmi male.
«Come sta? Dio…»
Io scuoto la testa. Allento cautamente la stretta di una delle mani con cui tengo Ash e cerco di pulirgli il sangue dalla bocca e dal viso. Lui si lamenta di nuovo e volta la testa dall’altra parte. Scuoto la testa, i capelli mi finiscono davanti agli occhi, e finiscono anche sulla sua faccia, per quanto sono china su di lui.
«Sono io Ash, sono Misty, stai tranquillo, andrà tutto a posto, stai tranquillo…»
Mi trema la voce tanto che credo di stare piangendo. Ma ho gli occhi asciutti, non riesco a versare una lacrima. Ash apre gli occhi, mi guarda. Per un momento sembra non vedermi. Poi cerca di tendermi una mano e io la stringo, forte.
«Sono qui.» dico. «Mi senti? Sono qui.»
Non mi sente e io penso che solo cinque minuti fa era in piedi quasi accanto a me. Avrei potuto vedere la macchina, e afferrarlo per un braccio o per la maglia per impedirgli di correre in strada.
Ash piega la testa all’indietro sforzandosi di respirare. Mi stringe la mano così forte che la sua trema.
Vorrei che Brock dicesse che non è grave, che Ash se la caverà con poco. Di solito è Brock, quello che riesce sempre a mantenere il sangue freddo, e a tranquillizzare me. Invece Brock rimane dietro di me con la mano stretta attorno alla spalla e non parla, non dice niente, non cerca neppure di avvicinarsi di più ad Ash per vedere come sta.
Scuoto la testa. Mi volto verso di lui.
«Brock– »
Ash per un momento mi stringe la mano più forte ancora, e io mi blocco di colpo. La sua mano rimane serrata sulla mia per un paio di istanti, poi la stretta si allenta e gli occhi gli si rovesciano all’indietro e il suo corpo smette di muoversi sotto al mio, e ricade immobile, inanimato come un sacco pieno di stracci.
Io scuoto la testa di nuovo, gli appoggio le mani sul viso. «Ash.» esclamo, e poi non riesco a dire nient’altro. Lo afferrerei di nuovo per le spalle, stavolta per scuoterlo, se Brock non mi afferrasse i polsi bloccandomi quando si rende conto di cosa voglio fare. «Potresti fargli male.» mi dice, e la sua voce mi sembra arrivare da un universo di distanza. È tutto a un universo di distanza, anche il drappello di persone radunatesi attorno a noi, anche il guidatore che cammina su e giù nello spazio di due metri torcendosi le mani e scuotendo freneticamente la testa. È a un universo di distanza anche l’asfalto sotto di me e mi manca l’aria, tutta questa gente intorno mi sta soffocando, mi gira la testa.
Brock mi lascia i polsi e mi appoggia un braccio attorno alla schiena, fa cenno alla gente di allontanarsi. Un paio di loro gli danno retta, gli altri restano lì.
«Ash.» ripeto e mi chino di nuovo su di lui, tanto da sentire il suo respiro sul viso. Respira. È vivo. Sono io che non respiro, sono io che ho la gola chiusa e un peso sul petto, e se Brock non mi tenesse forse gli cadrei addosso.
«Calmati.» mi dice Brock. Lo sento ancora più lontano e di colpo vedo solo buio. Brock mi afferra di nuovo e mi tira su, il cellulare che ha usato per chiamare il 911 gli cade di mano; e io mi sforzo di respirare, e dopo un momento ci vedo di nuovo. «Sto bene.» riesco a mormorare, ma non è vero.
«Allontanatevi!» grida Brock alla folla di persone intorno. «Aria, per la miseria, fate spazio!». Poi si volta di nuovo verso di me, mi afferra per le spalle. «Respira.» mi dice. «Cerca di stare calma. Ho chiamato l’ambulanza, sarà qui tra poco.»
Annuisco. Ancora non sto piangendo. Non ci riesco.
Brock mi lascia andare con cautela, forse temendo che appena lo farà sverrò davvero. Non credo di stare per svenire ora. Trovo la mano di Ash e la stringo. Non ho più il coraggio di chinarmi su di lui per controllare se respiri, continuo solo a stringere la sua mano. I minuti che passano prima che l’ambulanza arrivi davvero sembrano durare ore.

*

Non sono io quella che si alza in piedi di scatto, quando la porta dall’altro lato della stanza si apre.
Mi aggrappo alla sedia, stringendo le dita attorno al sedile finché la pressione contro il bordo di plastica arancione diventa quasi dolorosa. Ho l’impressione che se lasciassi andare la sala d’attesa inizierebbe a girarmi intorno.
È Brock quello che si alza, e va incontro alla dottoressa che si è appena accostata la porta alle spalle.
Ha i capelli trattenuti all’indietro da una cuffia. Una ciocca le è sfuggita e le ricade sul collo; vedo che sono biondi. Porta appesa al collo la mascherina di stoffa azzurra, che si è allontanata dal viso.
È tutto così spaventosamente reale, così spaventosamente presente, che devo continuare a tenermi alla sedia per essere sicura di essere veramente qui. Mi sento l’unica cosa non reale in tutta la stanza.
«Come sta?» domanda Brock.
La dottoressa guarda lui e poi me.
«Siete suoi familiari?»
Scuoto la testa e provo a rispondere, ma quel “no” rimane solo nella mia testa. La voce non vuole di nuovo saperne di farsi sentire.
Risponde Brock.
«Amici.»
La dottoressa scuote appena la testa. «Allora non posso darvi informazioni specifiche sulle sue condizioni, sono spiacente… c’è qualche familiare con cui possiamo metterci in contatto?»
«Ho chiamato sua madre, sta venendo qui.» dice Brock. «Ma la prego… non può dirci neppure se–»
«È vivo almeno?» quasi non mi accorgo di parlare e le parole risuonano lontane, distanti, come se non le avessi pronunciate io. «Può dirci almeno questo?»
«È vivo.» risponde la dottoressa. «E stabile, per il momento. Non posso dirvi di più, mi dispiace.»
Lascio andare la sedia, lentamente. Ho le dita intorpidite.
Mi alzo piano e Brock mi afferra per un gomito, sostenendomi leggermente.
«Non possiamo neppure vederlo…?»
La dottoressa bionda scuote la testa. «In questo momento si trova in rianimazione. Non ha ancora ripreso conoscenza.»
Vorrei dire altro, vorrei dire che voglio solo tenergli la mano e che mi limiterò a starmene in un angolo senza dare fastidio, ma tutto quello che vorrei dire mi rimane bloccato in fondo alla gola. Abbasso la testa, pensando che adesso scoppierò davvero a piangere, e invece niente. È assurdo. Ash è da qualche parte oltre la porta dietro alle spalle della dottoressa e tutto quello che so di lui è che per il momento è stabile, e io non riesco a versare neppure una lacrima.
«Può… mandare qualcuno ad avvertirci quando riprenderà i sensi?» domanda Brock.
La dottoressa annuisce. Si avvicina di un mezzo passo, poi si ferma. Sembra preoccupata per me.
«Forse dovresti sederti per qualche minuto.»
Non so come dirle che adesso sto bene. Non so come dirlo neppure a Brock, che continua a tenermi la mano sul braccio.
Non so come spiegare che semplicemente non riesco a fare nulla, non riesco a reagire. Ho sempre creduto che se mai mi fossi trovata in una situazione del genere avrei avuto la prontezza di spirito di agire e invece non riesco neppure a domandare come sta Ash.
Scuoto la testa, piano.
Di più non riesco a fare.

*

L’infermiere che viene a dirci che Ash ha ripreso i sensi è un ragazzo giovane. Non può avere più di ventiquattro anni. Ci dice che Ash è sveglio, e che le sue condizioni sono stabili; ci domanda se vogliamo entrare per qualche minuto. Io rimango a guardarlo, senza riuscire a dire niente, perché quando l’ho visto venire verso di noi per un momento ho creduto che venisse a dirci che c’era stata una complicazione dell’intervento, o che Ash aveva avuto una crisi cardiaca improvvisa. Ora ricordo che Brock aveva chiesto alla dottoressa bionda di mandare qualcuno ad avvisarci quando si fosse svegliato. Mi sento stupida.
Brock annuisce, e quando l’infermiere ci fa cenno di seguirlo mi aiuta ad alzarmi. Ho le gambe intorpidite, sono rimasta seduta qui per ore.
«Te la senti…?» mi domanda Brock. Io annuisco e non mi muovo finché non toglie il braccio che ha attorno alla mia vita.
Non c’è molta strada da percorrere, per arrivare da Ash. Nessun interminabile corridoio bianco, di quelli che inevitabilmente ci sono nei libri o nei telefilm che parlano di medicina. Non ci vogliono più di un paio di minuti, e quando l’infermiere si ferma e si volta verso di noi io ho l’impressione di ricevere un pugno all’altezza dello stomaco, e all’improvviso non sono più sicura di voler entrare.
«È sotto l’effetto di un sedativo leggero.» ci avverte l’infermiere. «Potrebbe non essere del tutto presente. È normale, non preoccupatevi.»
Dice qualcos’altro, ma non lo ascolto. C’è una finestra che collega la stanza al corridoio in cui ci troviamo e io sbircio fra le strisce della tenda, appoggiando le mani sul vetro. In quel poco che riesco a vedere, Ash è una sagoma incredibilmente piccola avvolta dalle lenzuola. Ha la testa voltata dall’altra parte e vedo solo la massa arruffata dei suoi capelli scuri. Sussulto quando Brock mi appoggia una mano sulla spalla.
«Vuoi entrare?»
Annuisco, ma quando oltrepasso la porta non so bene cosa fare. Rimango impalata appena oltre la soglia, finché Ash ci sente e volta appena la testa verso di noi. Vorrei correre subito da lui, ma non ci riesco. Rimango dove sono, con le mani strette al petto e i piedi di nuovo incollati a terra. Solo quando Ash mi guarda e mormora il mio nome, e Brock mi stringe per un momento la mano attorno ad una spalla, riesco a riscuotermi e a raggiungere il letto.
«Ash.» dico, piano. Mi trema la voce. «Sono qui.»
Gli prendo la mano e lui la stringe debolmente. Penso a quello che l’infermiere ha detto riguardo al sedativo e ora capisco. Ash sembra faticare a tenere gli occhi aperti. Se questa fosse la scena di un film, immagino che adesso mi piegherei verso il letto e gli accarezzerei i capelli, e proverei a tranquillizzarlo dicendogli che va tutto bene. Ma è tutto così incredibilmente reale e riesco solo a rimanere qui in piedi, rigida, a desiderare di essere fuori da questa stanza, fuori da tutto questo bianco e dai ronzii e bip sommessi dei macchinari.
«Come stai…?» gli domando.
«Non lo so.» mormora Ash. La sua voce è appena un sussurro e io non so più cosa dire, mi sembra tutto fuori luogo. Io stessa mi sento fuori luogo qui.
Mi viene in aiuto Brock. «Ho chiamato tua mamma.» dice. «Sta venendo qui.»
Ash si volta verso di lui.
«Era… preoccupata?» domanda, con la poca voce che ha. «Non voglio che si spaventi… non…»
«Non ci pensare adesso.» dice Brock. «Riposati. Tua mamma sarà qui fra poco, ormai dovrebbe essere a non più di mezz’ora da Ecruteak. Se dovesse tardare la chiamerò sul cellulare per tranquillizzarla.»
Io mi sento male. Non ce la faccio a vedere Ash così. Guardo i macchinari attorno al suo letto e provo una stretta allo stomaco immaginando la sottile linea verde che disegna picchi regolari sui monitor farsi di colpo piatta.
Ash mi stringe più forte la mano per un momento. Io mi volto.
«Misty…?»
«Che c’è?»
Lui per un momento non dice nulla. Lo guardo negli occhi e vedo che ha paura. Non ho bisogno che a dirmelo sia lui o il modo in cui la sua voce trema. Lo vedo.
Esita ancora, poi stringe di nuovo la mia mano, quasi aggrappandocisi. «Le… le mie gambe…» si ferma, e ci impiega ancora di più a riprendere. «Sono rotte…?»
Io volto la testa e seguo con lo sguardo la sagoma delle sue gambe sotto le lenzuola. Non vedo sagome di ingessature o altro e la stretta allo stomaco di prima torna, molto più forte. Guardo Brock e lui guarda me, con quella che dev’essere esattamente la stessa identica espressione che ho io. Guardo di nuovo Ash.
«Non lo so…»
Ash serra le labbra. Ora ha gli occhi lucidi.
Quando parla di nuovo la sua voce trema ancora di più.
«Non… non riesco a muoverle… non riesco a sentirle…»
Non ce la faccio. Non posso.
Mi odio, e mentre gli lascio la mano penso che avrei dovuto finirci io sotto quella macchina del cazzo e che se fosse successo lui non si comporterebbe come mi sto comportando io ora, ma lo faccio lo stesso e mi allontano dal letto come se mi mancasse l’aria. E mi manca davvero, come se un macigno da chissà quante tonnellate mi pesasse sul petto. Brock mi viene in soccorso di nuovo, ed è lui a chinarsi al capezzale di Ash e a poggiargli una mano sulla spalla. È lui che gli dice “va tutto bene”, come avrei dovuto fare io.
«I medici non hanno voluto dirci nulla di specifico su come stai.» dice. «Parleranno con tua madre appena arriverà. Sono certo che andrà tutto a posto, ora riposati e basta.»
Ash non guarda lui. Guarda me. Io tengo lo sguardo fisso sul pavimento, ferma accanto alla porta. Sussulto quando sento qualcuno avvicinarsi.
È la dottoressa, e con lei c’è Delia. Si fermano in corridoio, appena fuori dalla porta. Ash e Brock probabilmente non riescono a sentire quello che la dottoressa sta dicendo, ma io si.
«…Non è in pericolo. L’intervento per arrestare l’emorragia interna è andato bene… ma vede… suo figlio ha riportato una lesione spinale abbastanza grave. Al momento non posso dirlo con certezza, ma deve sapere… che purtroppo c’è la possibilità che possa non tornare mai più a camminare.»
Non riesco a sentire la risposta di Delia.
C’è la possibilità che possa non tornare mai più a camminare.
Non riesco a sentire niente.
C’è la possibilità…
Brock incrocia il mio sguardo.
«Misty? Va tutto bene…?!»
Io scuoto la testa, ma non posso dire nulla, perché mi sta guardando anche Ash. Delia entra nella stanza, seguita dalla dottoressa bionda che rimane sulla porta mentre lei corre dal figlio. Brock si allontana per lasciarle spazio e si dirige verso di me.
«Misty, cosa…?»
Scuoto la testa e basta.

*

Delia non ha detto nulla ad Ash, né ha voluto che io o Brock ci lasciassimo sfuggire qualcosa.
È comprensibile; vuole aspettare che Ash sia in condizione di accettare la realtà. Capisco che voglia questo, ma tutta la comprensione di questo mondo non mi dice come devo comportarmi quando Ash si aggrappa alla mia mano quasi facendomi male e mi domanda perché non riesce a sentire le gambe.
Due giorni dopo l’intervento Ash non sta ancora bene, ma sta meglio ed è abbastanza lucido da poter sostenere una conversazione. Sono in piedi accanto alla porta mentre la dottoressa bionda – Anna Shepard, così si chiama – gli dice che nell’incidente ha riportato una frattura alla colonna vertebrale e che ci sono poche possibilità che possa tornare a camminare. Delia è seduta accanto al letto e gli tiene una mano, e io vedo che quella di Ash trema. Brock è in piedi accanto a me. Vorrei che mi tenesse una mano sulla spalla, ma non lo fa.
Poi penso che la persona che davvero avrebbe bisogno che io fossi lì a tenergli una mano sulla spalla è Ash, e che io non sono lì.
La dottoressa Shepard finisce di parlare. Ash non dice niente. Vedo il suo sguardo perdersi, e vedo che ha gli occhi pieni di lacrime.
Delia gli accarezza la mano.
«Tesoro…»
Lui scuote la testa. Vedo che sta per piangere, e certamente lo vede anche sua madre, ma lui alza comunque gli occhi e si sforza di stirare le labbra in quello che vorrebbe essere un sorriso, senza riuscirci molto bene.
«Va… va tutto bene.» dice. Anche la sua voce trema. «Ha detto… poche possibilità. Non significa nessuna. Posso farcela.»
Sembra crederci almeno un po’, mentre lo dice. Ma dopo, quando Delia esce dalla stanza per parlare con la dottoressa, Ash abbassa la testa e un singhiozzo gli scuote le spalle. Brock mi guarda, ed è ovvio che si aspetta che io vada da lui, ma quando raggiungo il letto e mi siedo sulla scomoda sedia di plastica arancione di nuovo mi ritrovo a non sapere cosa fare.
Senza neppure sapere cosa sto facendo tendo lentamente la mano e gliela appoggio su una gamba. Ash scuote la testa.
«Non la sento.» dice. Ora sta piangendo davvero. «Non riesco… n-non riesco a sentirla…»
E io la ritiro di scatto, quella mano. Prendo la sua e Ash me la stringe. Sono talmente a disagio, talmente a corto di cose da fare e frasi da dire, che vorrei alzarmi e andarmene. Ma Ash continua a stringere la mia mano ed è come se mi dicesse rimani.
E io penso che se lui può sopportare tutto quanto, io posso fare almeno questo.
Posso rimanere.

*

Non ho più visto Ash piangere.
Dice che va tutto bene, e che riuscirà a rimettersi in piedi, perché non è tipo da lasciare che una stupida automobile lo costringa a passare il resto della sua vita su una sedia, lui; e mentre lo dice di solito sorride, ma non sono mai sorrisi veri. Io lo conosco bene, e so che questi scialbi incurvarsi di labbra sono ben lontani dall’essere sorrisi sinceri. Qualche volta gli vedo gli occhi lucidi, e una volta ho passato la notte nella sua stanza, e l’ansito secco di un singhiozzo mi ha svegliata dal dormiveglia in cui stavo scivolando, ma quando ho tirato su la testa lui era voltato dall’altra parte e dormiva o fingeva di dormire.
Ma piangere davvero, non l’ho più visto.
Neppure quando qualcuno deve aiutarlo a passare dal letto alla sedia a rotelle, per sottoporsi a sedute di riabilitazione che sembrano inutili.
Neppure quando non c’è nessuno con lui, e non sa che io sono qui, appena fuori dalla porta, e lo vedo, ma mi manca il coraggio di entrare perché inevitabilmente la conversazione si riduce a “come stai?” “sto bene”, e nell’imbarazzante silenzio che segue io non riesco a non guardare le sagome delle gambe che non può più muovere sotto le lenzuola.
Oggi tornerà a casa.
Vado con lui, anche se non sono sicura che lui lo voglia davvero, né di volerlo io.
Ho paura che pianga, quando Delia spinge la sedia a rotelle oltre la porta. Io sono dietro. Seguo Delia e non so bene cosa fare con le mani, continuo a torcermele e a tormentarmi le dita.
Ash non piange. Si guarda intorno un po’ come se fosse sollevato di trovarsi in un luogo familiare e un po’ come se non riconoscesse nulla di quello che ha intorno.
Il suo sguardo si ferma sulle scale e io mi ricordo che la sua stanza è al piano di sopra. Guardo le scale e guardo la sedia a rotelle.
Delia se ne accorge.
«Ho sistemato le tue cose nella stanza degli ospiti al piano terra.» dice ad Ash. Lui annuisce, con lo sguardo fisso a terra.
«Vorrei… andare nella mia stanza allora.» dice. Delia fa cenno di sì, ma quando cerca di spingere la sedia Ash blocca le ruote con le mani.
«Posso fare da solo.»
Delia lascia la sedia, serrando le labbra come per fissare il rossetto. Ash afferra di nuovo le ruote e spinge la sedia in direzione della stanza degli ospiti che ora è la sua stanza. Delia mi guarda, e so che vuole che vada con lui, così lo seguo rimanendo un po’ indietro. Ci sono altri cambiamenti, noto. C’è una rampa di metallo dove un tempo c’era un gradino a separare l’anticamera dal resto della casa. Un piano inclinato che rende possibile il passaggio ad una persona su una sedia a rotelle.
Il rumore che fanno le suole delle scarpe da ginnastica contro quella lastra di metallo mi sembra più fuori posto che mai.
Ash si ferma sulla soglia. Io mi fermo dietro di lui. Provo ad appoggiargli una mano sulla spalla, ma stavolta è lui a ritrarsi. Spinge la sedia fino al letto e io lo raggiungo.
«Aspetta, ti aiuto…»
«Ce la faccio.» risponde lui brusco.
Non oso provare a sostenerlo mentre lui faticosamente passa dalla sedia a rotelle al letto.
Alza lo sguardo verso di me, solo per un istante. Poi lo abbassa di nuovo.
«Vorrei… rimanere da solo per un po’.» dice. «Se non ti dispiace.»
Scuoto la testa. «Non mi dispiace.» dico.
Non è vero. Ma esco comunque, esitando per qualche momento sulla porta.
Non ho mai pianto nemmeno io. Brock una volta mi ha detto che quando una persona non piange, o non gli importa niente oppure è semplicemente troppo triste.
«Mi ha chiesto di lasciarlo solo.» dico a Delia. Lei annuisce.
Più tardi mi chiede di andare a dirgli che la cena è quasi pronta.
Quando busso Ash non risponde. Mi dico che forse sta dormendo, ed afferro la maniglia spingendo piano la porta verso l’interno.
Ash è steso sul letto, con la testa voltata dall’altra parte. Forse sta veramente dormendo. Mi avvicino più silenziosamente che posso, per non svegliarlo.
Non sta dormendo. Quando tendo una mano e gli sfioro una spalla, lui si ritrae di scatto ed un singhiozzo secco, doloroso, gli sfugge dalle labbra serrate.
«Ash.» dico. Lui non risponde.
Esito, poi mi siedo sul letto accanto a lui. Dovrei essere qui per dirgli che la cena è in tavola, ma non ha senso e non so cosa dire. Mi ci vuole un po’, ma alla fine riesco a trovare il coraggio di tendere una mano verso di lui, e accarezzargli i capelli.
Lui si lascia sfuggire un altro singhiozzo. Poi un altro, e un altro ancora.
«Non ce la faccio.» dice. «Io… non ce la faccio…»
E all’improvviso mi rendo conto che ora ho gli occhi pieni di lacrime anch’io.

ti prego dimmi che…
combatterai insieme a me…


«Puoi.» dico. Stringo sulla sua spalla la mano con cui gli accarezzavo i capelli. «Puoi farcela. »
Lui si volta verso di me. Ha gli occhi pieni di lacrime e trattiene a stento i singhiozzi; riesce a trattenersi sì e no una manciata di secondi, prima di scoppiare a piangere di nuovo.
E io non penso a quello che sto facendo, non più. So solo che mi chino verso di lui e lo abbraccio. È un abbraccio goffo, ed è goffo il modo in cui gli accarezzo la schiena mentre lui singhiozza, ma non mi respinge.
«Puoi.» gli ripeto. «Combatti, Ash…»
Lo sento scuotere la testa, aggrappandosi a me.
«Non ci riesco.»
«Sì che ci riesci.» dico io. Lui singhiozza più forte. Aspetto che si calmi, continuando ad accarezzargli la schiena, continuando a tenerlo stretto.
«Combatti.» gli ripeto, quando i suoi singhiozzi si fanno meno violenti, meno dolorosi. Quando non ho più l’impressione che ogni spasmo possa mandare in pezzi il corpo troppo esile – e Dio, non mi ero mai resa veramente conto di quanto lo fosse – che stringo fra le braccia. «Lo so che lo puoi fare.»
Lui per qualche minuto non dice nulla. Poi alza la testa. Ha ancora gli occhi lucidi e i segni delle lacrime sul viso, e quando parla la sua voce trema.
«Tu… combatterai con me…?»
Ho gli occhi pieni di lacrime anch’io.
Annuisco, e continuo a tenerlo stretto finché non si calma del tutto, anche se ci mette un po’.

nella buona sorte e nelle avversità…




Note dell'autrice
La prima volta che ho partecipato ad un contest qui sul forum ho fatto perdere la memoria ad Ash. Questa è la seconda volta che partecipo e l'ho fatto rimanere paralizzato. La prossima volta lo ucciderò ò_ò.
Per chi non vedesse il nesso fra la canzone che ho scelto e la fanfiction - che, mi rendo conto, non è granché evidente - leggendo il verso "ti prego dimmi che combatterai insieme a me" la prima cosa che mi è venuta in mente è stato Ash che si trova per una volta ad affrontare qualcosa che davvero non riesce ad affrontare, e chiede a Misty di combattere con lui. La scena finale, in pratica. Poi, ecco, che per arrivarci mi ci sarebbero volute otto pagine non l'avevo previsto ò_ò".
Forlorn significa, secondo il mio dizionario, "in condizioni miserande, miserabili" oppure "vano, senza speranza". Proviene dal titolo di una canzone degli After Forever, Forlorn Hope.


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Lasciami vivere così
senza confini dentro me
la mia natura è andare via
tra vita e sogno

Lasciami vivere così
sull'onda che non riposa mai
negli orizzonti liberi
tra vita e sogno


f o r u m
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s i t i
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p e t i z i o n i & i n i z i a t i v e
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* * *
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"Ho imparato che il domani non c'è
ma le strade dei sogni non finiscono mai."

Valentina Giovagnini

 
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♥ Nozomi Yumehara ♥

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 19/11/2009, 11:12


Titolo: Cosa sono io senza di te?
Genere: Divertente/Romantico/Triste
Testo scelto: Everything you want-Vertical Horizon
Rating: Verde


"Cosa sono io senza di te?"

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<<sbrigati Vera, ho farai tardi alla festa.>>
<<ma che ore sono? E già mattina?

Disse Vera grattandosi gl'occhi dal sonno. Il sole che proveniva dalla finestra gli andava dritto negl'occhi. Essa udiva il cinquettio degli uccellini che volavano su un albero appena fuori la finestra. Era il 19 di marzo, un giorno importante. Era il sedicesimo compleanno di Drew. Aveva organizzato una specie di party con tutti i suoi migliori amici. C'erano tutti: Ash, Harley, Solidad, aveva poi chiesto a Vera di portare anche alcuni suoi amici in tal modo da divertirsi di più.

<<sono le 10, dovrai volare se vuoi arrivare in tempo! La festa è alle 10.30.. >>

Gli rispose la madre mentre preparava la colazione. Latte e cereali pieni zeppi di ferro e proteine.

<<argh!! Ma perchè questa stupida sveglia non a suonato? ma dov'è la sveglia?

La sveglia, con un delizioso skitty colorato sopra, era a terra, su un tappeto color verde smeraldo.

<<ma...qui dice che la sveglia è stata disattivata!! ma da chi?? ..... MAAAAX!! Se ti prendo marmocchio di un fratello!>>

Vera andò in bagno, si vestì in fretta e pensava a come si sarebbe divertita alla festa. Non vedeva l'ora di vedere Drew che spegneva tutte quelle candeline davanti a lei. Vera sapeva che era un emozione stare davanti ad una torta. Si apre un nuovo anno,si diventa più grandi e maturi. E spegnere delle candeline, era come se si usasse un estintore che cancella,anche se non del tutto, i vecchi anni passati.

Vera di corsa, andò dalla madre, pronta a servire a tavola.

<<vera, cosa vuoi mangiare? Marmellata,Latte..>>
<<no mamma non posso! Vado di fretta! E poi alla festa avrò di cui rimpizarmi!
<<la solita ingorda!>>
<<max!! Piccolo guastafeste! quando ritornerò dalla festa per te saranno guai!
<<ma che paura!!
<<meglio che vada, non perdo mica tempo per un bambino come te!

Vera corse verso la porta e poi uscì.

<<ehehe! nella fretta si e dimenticata che...
<<mamma! Papà dov'è? Mi deve accompagnare lui con la macchina! Me ne sono dimenticata!
<<eccomi tesoro! sono qui! Adesso mangio qualcosa e poi andiamo...

Vera prese suo padre sotto braccio e correndo verso la porta gli disse<< Non abbiamo tempo! sono in ritardoooo!>>

Per fortuna non c'era traffico e Vera arrivò sul luogo della festa in tempo. Il luogo scelto per la festa di Drew era un bellissimo lago con un ponte. D'altronde si sà, Drew è un romanticone.

<<grazie Papà! Ci vediamo più tardi.>>
<<ok, vengo a prenderti alle 18. Divertiti.>>
<<senz'altro, Ciao!>>

<<eccolaaa! finalmente è arrivata! Veraaaa!>>
<<oh mamma..quello è Harley! Che buon inizio..>>
<<ciao Harley! come va?
<<magnificamente cara,magnificamente! Vieni a dare gli auguri a Drew.>>

Vera era un pò agitata, augurare un nuovo anno a Drew!

<<c..Ciao Drew! Auguri di buon compleanno da parte mia.>>
<<ciao Vera! Grazie per gli auguri.

I due si scambiarono dei baci.

<<ah Vera, sei arrivata. Ti stavo aspettando!>>
<<ciao Solidad! Volevi dirmi qualcosa?>>
<<bè si...ma che cos'e questo rumore?>>
<<oh no! e il mio stomaco! completamente vuoto!>>
<<non hai fatto colazione?>> disse Drew.
<<no..>>
<<allora vieni! Qui c'e il rinfresco. Puoi mangiare quanto vuoi!>>

Alla sola vista di tutta quella roba da mangiare a Vera gli venne la bava alla bocca!!
Notava che Drew era molto felice quel giorno,anche se però era come se vedeva qualcosa di oscuro sul suo viso. Magari era solo un impressione,ma sembrava più vera del vero.

<<ciomp..Ciomp..Ash..non è arrivato ancora?>> disse Vera mangiando un pasticcino alla fragola.

<<no, non ancora.>> disse Drew molto seriamente. Si vedeva chiaramente che era geloso di Ash. D'altronde Ash e Vera avevano viaggiato tanto tempo insieme, tra mille avventure e innumerevoli pericoli. A Drew non piaceva molto questa idea.

<<veraaa! Vieni! ti sfido a una gara di corsa ai sacchi!>>
<<ehhh? ma poi tutto il cibo che ho mangiato...se salto..>>
<<ma che importa! Vieni su! La festa e quiiii!!>> disse Harley che era già ubriaco. Era uscito fuori di senno per via delle bottiglie di champagne. Ma lui aveva 29 anni poteva fare ciò che voleva.

<<bene, io stò con Solidad..vincitrice del gran festival...gip!>>
<<harley ci sei? quante dita sono queste?>>disse Drew.
<<6!!>>
Tutti a ridere! figuriamoci che avrebbe combinato correndo e saltando n un sacco insieme a Solidad!!
<<bene, io farò coppia con Vera. Ti va?>> disse Drew.
<<c..Certo!>>

<<un attimo!! anf anf....l ho dò io il via!>>
<<ash!!>>
<<scusate per il ritardo! Auguri Drew! felice compleanno.>>
<<grazie Ash.>>

<<siete pronti allora? Allora......VIAAAA!>>

La gara fù breve, e trionfarono Vera e Drew con estrema facilità. Harley cadde nel terreno dopo 4 passi!! Solidad? Si macchio il vestito color rosa confetto. Sembrava assai costoso..

<<harleyyy! sei veramente un pazzo!>> disse Solidad infuriata con Harley mentre cercava invano di rialzarsi. <<non gareggierò mai più con te! mai più!>>

<<heilààà! Gente! come va? ci si diverte eh?>>
<<ciao Lucinda! Dov'e Kenny?>>
<<ah, il mio fidanzato? è andato a fare lo sbruffone con quella ragazza dai capelli color arancione..>>
<<ma è Misty!>> urlò Ash di gioia. Corse subito verso di lei,e tutti l ho seguirono.
<<ciao Drew auguri!>>
<<auguri anche da parte mia Drew!>> disse Kenny.
<<grazie ragazzi!>>
<<e allora? che stavate stramando voi due? eh?>>

disse Lucinda a Misty e a Kenny.

<<mha.. niente parlavamo..>>
<<tsk! Siete davvero patetici..che perdenti..
<<paul?? anche tu qui??>>

Paul se ne andò da un altra parte, mentre al nostro gruppetto di aggiunse Gary. Il prodigioso nipote del prof Oak.

<<ma che prepotente!>> disse Lucinda
<<lasciamolo perdere.>> disse Ash abituato all attegiamento di Paul.

<<salve ragazzi! Ciao Ash! auguri Drew!>>
<<ciao Gary! come va? possiamo fare una sfida qui, festeggiato?>> disse Ash che non vedeva l ora di combattere.
<<certo fate pure!>>

Gary indossava una camicia color nero e un paio di jeans da togliere il fiato. Lucinda? rimase così:

*OOO*

<<lulù, che stai facendo??>>
<<eh? chi? no niente.....>> disse Lucinda togliendo gli occhi da dosso a Gary che combatteva contro Ash.

Gary vinse, battendo il Pikachu di Ash ormai sconfitto al suolo.
<<bè, mi rifarò la prossima volta!>>
<<certo Ash! e complimenti sei migliorato parecchio! avevo il timore di perdere per un pelo!>>

Venne l ora della torta! Il pomeriggio passò molto allegramente, Harley cercò di farsi perdonare da Solidad,Vera si bagnò il vestito per via di Ash, che volle farle uno scherzo, Drew assisteva alla felicità di Vera.

<<forza Drew! E il momento!>>
Drew si mise dietro la torta, e la luce delle candeline gli andava dritto neglio occhi.

<<tanti auguri a Drew! Tanti auguri a Dreeeew!>>

applausi e poi il soffio di Drew sulle candeline. Prima che si spensero Vera vide cadere una lacrima dal volto di Drew per la commozione.E i suoi occhi luccicarono.

Alcuni invitati poco dopo cominciavano ad andarsene, finchè non rimasero da soli. Andarono sul ponte che si rifletteva sul lago. Le lucciole facevano luce in quell tardo pomeriggio. Si sentiva il rumore dell acqua che mossa dal vento andava alla riva.
Un grande silenzio avvolgeva Drew e Vera.

<<e stata una bellissima festa Drew.>>
<<grazie. ma per me la cosa più bella sei stata tu.>>

I due, si fissarono negli occhi e poi si diedero un bacio, e poi rimaserò abbracciati per un pò.
<<drew ti amo>>
<<anche io Vera>>

Poi mano nella mano, se ne andarono da quel posto romantico e pieno di ricordi.
Venne il padre di Vera che aspettava i due ragazzi con la macchina.

Vera salì per prima, Drew non ebbe il tempo di salire.
Una macchina lo investì.
Vera rimase scioccata dalla vista di Drew immobile a terra. Gli andò vicino..il suo cuore non batteva più.

<<dreeeeeew>>

urlò di dolore e sofferenza.

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Edited by prettycure! - 16/10/2008, 17:31

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Location: Johto,sono con Vera e Drew u.u


Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/11/2009, 18:31


wow sono tutte bellissime....prettycure la tua mi ha fatto piangere,ed è una cosa ke nessuno è mai riuscito a farmi fare.....brava ho bagnato tutta la tastiera e non sto skerzando

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Ringrazio tantissimo Diamond per questo set stupendo!!!!!<3

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il mio esercito di adottini conquisterà il mondo!!!!!+_+

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io,hatake e giurato conquisteremo il mondo!!!!e vedete di crederci perchè è così!!!ù_ù

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 19/11/2009, 11:12


Hehehe! grazie Pink ^__^ ho fatto però alcuni errori é_____é xD

Edited by prettycure! - 16/10/2008, 17:23

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♥ Nozomi Yumehara ♥

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 19/11/2009, 11:12


ma ridevo perchè ti e piaciuta la mia fic!! non avrei mai riso della morte di Drew! é__é
vabbè però il gran colpo di scena ci voleva...xDDD

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view post Posted on 16/10/2008, 16:32P_QUOTE
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Never forget. Never forgive.

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Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 19:35, 6 minuti fa


Ragazze, va bene commentare, però questo topic servirebbe per raccogliere in modo ordinato le fic partecipanti al contest, evitate di fare conversazione ^^'

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Lasciami vivere così
senza confini dentro me
la mia natura è andare via
tra vita e sogno

Lasciami vivere così
sull'onda che non riposa mai
negli orizzonti liberi
tra vita e sogno


f o r u m
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s i t i
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p e t i z i o n i & i n i z i a t i v e
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* * *
[LiveJournal] [Last.fm]


"Ho imparato che il domani non c'è
ma le strade dei sogni non finiscono mai."

Valentina Giovagnini

 
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♥ Nozomi Yumehara ♥

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 19/11/2009, 11:12


xDDD io cattiva? ma nuu xDD comunque anche a me e dispiaciuto moltissimo far morire Drew..ma dopo tante lacrime di risate,ci volevano lacrime di tristezza xDD e poi chissà..magari poi e andato all ospedale e forse era ancora....no vabbè basta!! xDDD

giusto ops ^^''''

Change, Pretty Cure! Beat Up! The scarlet heart is the proof of happiness! Freshly-ripened fresh, Cure Passion!

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/11/2009, 18:31


mi spiace scusa kate.....(ho cancellato i miei post,ok?)

Edited by pink espeon - 17/10/2008, 14:16

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Ringrazio tantissimo Diamond per questo set stupendo!!!!!<3

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il mio esercito di adottini conquisterà il mondo!!!!!+_+

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io,hatake e giurato conquisteremo il mondo!!!!e vedete di crederci perchè è così!!!ù_ù

**Famigliola Virtuale** (in costruzione xD)

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Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 19:33, 8 minuti fa


Ecco qui.... una AshxMisty... spero sia una roba decente...

CITAZIONE
Titolo: I need to know
Genere: Romantico/Malinconico/Divertente
Testo scelto: Yashal - Elisa
Rating: Verde - Per tutti

I need to know


Misty era nella sua palestra a Cerulean City e come tutti i giorni stava allenando i suoi pkmn e stava pulendo la piscina per lo spettacolo serale delle sorelle. Faceva tutto con il sorriso sulle labbra, non riusciva a essere triste. Dopotutto lei amava la sua palestra e i suoi pkmn d’acqua… anche se sentiva una profonda nostalgia… le mancava Ash, il ragazzino immaturo e che non si arrendeva mai di cui si era innamorata… le mancava da morire. “Ho bisogno di sapere se mi ami ancora” disse con le lacrime agli occhi.
*
“Sento un fischio nelle orecchie” disse Ash a Lucinda e a Brock che guardavano il paesaggio scorrere via davanti ai loro occhi. Erano su una nave diretti a Kanto per una gita inaspettata. “Sarà che qualcuno ti pensa Ash” disse Brock pensando a Misty “Chissa chi… chissa chi.. dimmi chi è Ash, dai dimmelo!!!” Lucinda lo implorava di dirgli chi lo stesse pensando ma lui la spinse via con un gesto e andò nella sua cabina “Cosa gli sarà preso?” chiese Lucinda a Brock “E’ l’amore… ma lui ancora non lo sa…” rispose lui lasciando la ragazza con molti dubbi.
*
Misty intanto si era vestita da sirena e stava nuotando nella piscina… pensava a lui
I’ve tried and I’ve tried to forget about you
Just little lies for myself
You were innocent and true ad can be,
And now you are not here with me
I can’t go on and keep on keep on
Crying inside and blame destiny…
I need to know that you’ll come back to me.

Cantava sempre e sperava che lui ritornasse ma invano… il suo desiderio non si compiva mai… Anche se fosse tornato comunque immaturo com’era non poteva capire i suoi sentimenti… era delusa… oramai pensava di dimenticarlo… ma non riusciva, era più forte di lei!! “Misty esci subito dalla piscina che si sporca!!!” una voce la destò dalla trance “Ok Violet….” Disse Misty togliendosi il costume da sirena e uscendo dall’acqua. Dopo essersi asciugata e tutto andò dal prof. Oak e trovo il professore e Tracey addormentati durante i loro studi “Sveglia gente!!! Non riposiamo sugli allori!!!!” urlò Misty e in un attimo il prof e Tracey si svegliarono esclamando cose senza senso “Ok, me ne vado.. vedo che non siete normali..” detto questo Misty se ne andò triste per non aver avuto appoggio da Tracey. Dopo ritornò nella palestra ma vide uno spettacolo osceno, il prof. Oak (e come ha fatto ad arrivare così velocemente? Boh, questi sono i misteri della vita) che ballava hawaiano insieme a Daisy, Lily e Violet che facevano una sottospecie di danza del ventre…. Corse via inorridita pensando di andare in un altro universo. *
Ash, Lucinda e Brock intanto erano arrivati ad Aranciopoli e Lucinda spettegolava qua e la. I due ragazzi la legarono e la portarono in uno sgabuzzino dove poteva stare tranquilla. Dopo avevano subito cominciato a correre verso Cerulean City, dove Misty si trovava. Finalmente quando furono arrivati si riposarono per un momento ma sentirono un canto proveniente da dietro una roccia:
Ho provato e provato a dimenticarti
Solo piccole bugie per me stessa
E tu eri innocente e vero come non mai
E ora non sei qui con me
Non posso andare avanti e continuare e continuare
A piangere dentro di me e accusare il destino
Ho bisogno di sapere che tornerai da me

Videro la persona che cantava… era Misty vestita da sirena!!! Ash corse da lei e si tuffò velocemente in acqua ma lei nuotò lungo il fiume e arrivò al mare, lì decise di fermarsi edire ad Ash cose voleva veramente: “Carissimo Ash Ketchum, vedo che sei ritornato? Ma sai quante ne ho passate? Sai quanto mi sei mancato?” lui fece per parlare ma lei lo interruppe “Eh, no.. adesso parlo io, tu non sai cosa provo per te… tu non capisci… sei solo un bambino immaturo!!! Ash Ketchum!!! Io ho provato a dimenticarti ma non riuscivo!!! Resta solo una cosa da fare” disse Misty avvicinandosi al mare e ad un’onda minacciosa che si ergeva in lontananza “No, Misty!!!!” urlò Ash con tutto il fiato che aveva in gola “Addio” disse lei nuotando verso l’onda “Misty!!!!” Ash nuotava più veloce che poteva e prese Misty proprio un attimo prima che l’onda la colpì e la portò verso la riva.
*
“Do-dove sono?” disse Misty aprendo gli occhi. Comprese solo poco dopo di essere distesa sulla spiaggia di fianco ad Ash, ancora svenuto… ebbene, quel ragazzino l’aveva salvata.. quel ragazzino che poco prima considerava immaturo le aveva salvato la vita… lo baciò sulla bocca “Ash Ketchum.. io ti amo..” disse prima di baciarlo una seconda volta. Si interuppe dopo aver sentito una flebile voce “Anche io ti amo Misty..” si baciarono. “Ho capito troppo tardi i miei sentimenti verso di te.. mi dispiace per averti fatto soffrire” disse Ash “Ce n’è voluto perché tu lo capissi…” disse Misty baciandolo di nuovo.

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*OoO La mia famigliuzza virtuale OoO*
Gemellino 4ever: Light Piplup
Fratellino: Zack 97
Fratellone: Toushiro Hitsugaya x
Sorellina Pan Son (8 anni): Pervinca Black
Sorella gemella: .+*Cure Black*+.
Sorella: ·.·´¯`·.·Vera·.·´¯`·.·
Sorella Palkia: Mizuno Parukia
Sorella Vera4ever: vera_the_best
Sorellona:• Veru •
Sorellona artista: sara&shigeru_forever
Cugini: Green'93
Cugine: »Blue~Star *, Makicloe, FAN DI MISTY, KasuKasu, Marty Cotton, feffe17, Lily M~
Zietta: Sapphire_Lily
Vicina di casa: *Ile_writer* (non è poi tanto virtuale perchè abitiamo di fronte)

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Lonely In Gorgeous;

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Status: Utente anonimo


posto la mia...che è uscita strana .___.
CODICE
Titolo: In Your World
Genere: Introspettivo
Testo scelto: Everything you want - Vertical Horizon
Rating: Verde - Per tutti



...e cosa succede a svegliarsi all'improvviso, in una notte invernale, sentendosi soli, e capendo che il tuo mondo sta girando al contrario di come vorresti?



.•° In Your World °•.


Cammini piano, silenziosamente, per quanto ti concede la tua innata grazia, ponendo delicatamente sul terreno un piede davanti all'altro, ritmicamente, in una litania coreografica ed elegante.
Solo tu ci riesci. Hai ricevuto un'istruzione impeccabile, che si estende non solo alla formazione culturale, ma che include anche l'affinamento del portamento e di tutta una serie di cose che solo a elencarle basterebbero tranquillamente a far addormentare un insonne. E mentre ripensi compiaciuta a tutte le tue incredibili abilità, prosegui nella tua passeggiata, leggiadra, muta, senza meta.
Il paesaggio è incantevole. Hai scelto un’ottima scenografia per soddisfare il tuo sfizio di aria aperta. L'alba, ancora nascosta all'orizzonte da una schiera di alberi innevati, ha iniziato a irradiare di una delicata tonalità aranciata la fresca atmosfera del lago. Quest'ultimo, immobile e tranquillo, sussurra seducente, e tu ti perdi a contemplare le mille sfumature di suoni che le acque gelide producono scivolando soavi sulle rive irregolari.
Ti stringi nel cappotto rosso, rabbrividendo appena per la rigida temperatura invernale, e dalle tue labbra si leva una nube di condensa che svanisce in un istante. Sei pensosa, e con un turbine di riflessioni, il tuo pensiero raggiunge lui.
[Lui è tutto quello che vuoi]
Fino a pochi mesi fa, eri sola. Non avevi nessuno di gradevole con cui condividere il tuo tempo, nessuno a cui mostrare il tuo valore. Eri, e sei ancora, la più ricca ragazza della regione, snob, volendo, ed eri senza amici. E nonostante tu sia stata abituata ad avere tutto quello che volevi, l'amicizia di una persona è qualcosa alla quale non hai mai saputo dare un prezzo per ottenerla.
[Lui è tutto quello di cui hai bisogno]
Avevi bisogno, lo sentivi, di qualcuno. E quando poi lo hai ottenuto cosa ne hai fatto? Lo hai trattato come un inferiore, qualcuno che non ti meritava. Ti eri fatta ben altra idea di "amico": perfetto, garbato, educato, intelligente, spiritoso. Alla tua altezza. Lui era un sempliciotto, ingenuo, goffo, pasticcione. Ti infastidiva, ed ogni volta che cercava di essere carino nei tuoi confronti, accettavi le sue attenzioni con amarezza, fantasticando su quell’ideale di amico perfetto che ti eri ricamata da anni e anni.
Ma avevi un problema, e non te ne accorgesti: ai tuoi occhi, l'unica persona veramente perfetta, eri tu.
[Lui è tutto quello che hai dentro,
tutto quello che desideri di poter essere]

Come potevi giudicare qualcuno come perfetto, se l'unica persona che ritenevi tale, eri te stessa? Non ammettevi discussioni, solo tu potevi essere all'apice, tu sola. Sola.
Ora lo sai, e te ne sei pentita. Essere i migliori richiede sacrifici, e forse ti sei stancata di farne.
Sono discorsi, folli, ti dici, pura pazzia. Non devo cedere.
...Ma perchè non puoi provare ad essere diversa?
[Lui dice tutte le cose giuste,
esattamente al momento giusto]

Come lui. Con la sua allegria, batte chiunque. Anche se con mille difetti, ha la qualità di non abbattersi mai di spirito. Ha sempre una parola di conforto, per te, e nonostante tu lo abbia considerato così poco, è l'unico che ti sta a sentire, ti consiglia, ti aiuta. Ti apprezza. Anche se, pensi con un sorriso, "ti sopporta" è più appropriato.
E la dolcezza...quella squisita tenerezza nelle cose che fa, nei gesti e nelle parole...com’è possibile che quel ragazzino tanto imbranato sprigionasse così tanta dolcezza?
[ma non significa niente per te,
e tu non sai il motivo]

Credi una cosa, e forse a ragione. Quando ha lasciato il gruppo, forse in buona parte è stato a causa tua. L’hai mai ricompensato per quello che faceva ogni giorno per te? No. Non lo meritava, e non hai provato nulla di fronte al fatto che la sua amicizia, per te, non contasse niente. O quasi.
E ora cos’hai, che ti piangi addosso? Brucia, eh, l’indifferenza? Avresti dovuto approfittarne quando era qui, e dirgli tutte le cose che si voleva sentire dire, che conoscendo la sua bontà si limitavano a un “grazie”, invece che ora ti crogioli nei rimpianti e nei sensi di colpa. Era un amico vero, e tu lo hai sprecato.
D'altro canto sei Lady Berlitz. Sei il top. La gente agiata come te è abituata ad avere tutto quello che vuole, subito. E una volta persa una cosa, la si procura di nuovo.
E allora cos’è questo vuoto, in te? Cos’è questa nostalgia, questa innaturale sensazione quando pensi a lui?
Non lo sai.


...Forse che i libri non ti hanno insegnato proprio tutto. Forse che la vita è qualcosa di immenso, di troppo infinito per essere delimitata da canoni inflessibili. Forse che hai sbagliato tutto...e che la tua tendenza ti ha solo resa cieca davanti alla grandezza di un animo puro... Forse che avresti dovuto capire che il tuo mondo, per funzionare, per girare nel verso che vuoi tu, deve accogliere un po' di pazzia.




il pairing è DiamondxBerlitz, personaggi di Pokemon Special. l'ambientazione è il lago di Sinnoh, quello con la neve (che non mi ricordo come diavolo si chiami)


>Blue

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«Dal sublime al ridicolo vi è solo un passo.»
Napoleone Bonaparte

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view post Posted on 18/10/2008, 16:53P_QUOTE
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Titolo: White Flowers
Genere: Triste - Romantico
Testo scelto: Angels - WT
Rating: Giallo

White Flowers





Pensavo che nessun'avversità ci potesse separare mai.



Ricordo la prima volta che lo incontrai, io una giovane fioraia appassionata e immersa nel verde di una serra, lui un allenatore esordiente alle prime armi, lunghi capelli neri che scendevano morbidi sulla schiena racchiusi in una coda, un Charamander ai suoi piedi e il suo sguardo fiero e profondo.
I suoi occhi color rame mi avevano profondamente colpita.
Con molto imbarazzo gli diedi delle pozioni alle erbe che aveva richiesto, pozioni che fabbricavo soltato io, non so' bene cosa mi facesse sentire così in imbarazzo, resta il fatto che abbassai lo sguardo al suo sorriso e al tuo "grazie" quando gli porsi il sacchettino con la pozione.
Il mio Bulbasaur emise un versetto inclinando teneramente la testa.
Sorrisi al Pokémon e mi chinai a piantare dei semini nella terra, chissà se avrei mai rivisto quel ragazzo.
Successe prima del previsto.
Infatti 5 minuti dopo lo rividi apparire nella serra, stupita rialzai il capo rivolgendomi a lui.
"Scusi... cerca qualcosa?" Chiesi con un misto di incertezza e imbarazzo.
"Bhe in realtà.. io non so' più dove sono." la sua risposta mi sapeva molto di qualcuno che si era perso.
"Non si è forse perso?"
"Io? Perdermi? Tsk, scusi ma per chi mi ha preso?" Dalla sua risposta lo capii subito, era uno sbruffone che si sopravvalutava e la mia immagine di lui cadde in frantumi in due nano secondi. Confesso che ne fui delusa ma allo stesso tempo divertita, divertita anche da quel Charmander ai suoi piedi che lo guardava con compassione.
"Bhe... non trovare la strada è sinonimo di perdersi!" Ribattei, decisa.
Lui infastidito ammise che stava cercando "Pallet Town" e che erano giorni che trovava ogni posto, ogni città, tranne quella, e che ogni volta si ostinava a non chiedere informazioni.
Ricordo che risi, si risi decisamente di gusto.

"Se sapevo che era questa la vostra reazione non mi sarei pronunciato." Disse offeso incrociando le braccia.
"Senta, comunque sia io devo andare verso Pallet Town, devo incontrarmi con un mio carissimo amico, ho intenzione di partire domani mattina, se le va bene possiamo viaggiare insieme almeno le illustro la strada."
Al ragazzo s'illuminarono d'immenso gli occhi e mi gridò un GRAZIE che mi rimase profondamente nel cuore.
"Ah comunque, la smetta di darmi del lei. Mi chiamo Satoshi Ketchum. Piacere di conoscerti." disse porgendomi la mano avvolta da un guanto blu senza dita.
"Io mi chiamo Delia, piacere del tutto mio."

Dopo le presentazioni passammo la giornata a chiaccherare a dirci un po' di noi, così come si fa quando vogliamo conoscere meglio una persona.
Illustrai al nuovo arrivato dove avrebbe dormito la notte, era una stanza accogliente e sul davanzale della finestra vi era un vasetto con dei bellissimi fiori bianchi.
"Ami molto le piante vero?"
"Si" risposi annuendo e avvicinandomi con l'annaffiatoio al fiore per donargli un po' d'acqua fresca.
"Lo si vede da come sono curati. Io alleno i miei Pokémon con lo stesso amore con cui tu curi i tuoi fiori." Accarezzò la testa di Charamander e si sedette sul suo letto.
Quell'affermazione mi colpì molto, mi arrivò dritta al cuore, era come se quel ragazzo avesse in se qualcosa di speciale, qualcosa che mi diceva: - è un ragazzo che non ti sarà indifferente.-
"Bhe io ho sempre dedicato il mio tempo ai fiori, per qualche motivo a me ignoto sono sempre stati la mia passione, specialmente quelli bianchi. Amo i fiori bianchi. Sono così puri che sembra che inondino le stanze in cui sono di una rinnovata luce."
"Delia, qual'è il tuo sogno?"
"Il mio sogno? Bhe, ormai non credo più di averne, la vita in qualche modo li ha distrutti tutti. Forse... a dire il vero ho una sottospecie di sogno che mi assilla da quando sono bambina..." Non sapevo perchè lo stavo dicendo ad un perfetto sconosciuto, ma per qualche motivo lo stavo facendo, con un aria spensierata.
"Sarebbe?"
"Bhe è un assurdità... oddio ora mi prenderai per pazza... bhe...Ho sempre desiderato che un ragazzo per dimostrarmi il suo amore mi portasse in un campo di fiori bianchi per confessarsi. E' una scemenza vero?"
Lui mi sorrise, essendo un ragazzo non pretendevo capisse questa mia fantasia, che in parte era come pretendere che un bel biondo dagli occhi azzurri arrivasse davanti a me su un cavallo bianco. E sapevo benissimo che questo genere di cose non potevano succede, tutta via avevo questo desiderio, sogno, apparentemente stupido e inconfessabile.
"Perchè dovrebbe essere una scemenza scusa?"
Mi voltai di nuovo di scatto e mi accomodai con lui sul letto, guardandolo con un vago stupore.
"Bhe..."
"Il mio grande sogno, è diventare il migliore allentatore di Pokémon esistente al mondo. Potrebbe essere una scemenza anche questa quindi. Sono 8 anni che viaggio, ora ne ho 18, sono partito quando ne avevo 10, come ogni allenatore, non ho ancora registrato nel mio Pokédex tutti i Pokemon esistenti, ed inoltre ho perso diversi incontri, quindi a maggior ragione dovrebbe essere una scemenza, eppure io continuo a crederci. Il tuo sogno è trovare un'amore stabile, ricambiato e sicuro, perchè non dovrebbe succede? E chissà magari ti porterà realmente in quel campo che speri tanto di vedere."
Ero scioccata. Ero imbarazzata. Ero confusa. Ero stupita da quello sconosciuto.

You took my heart,
Deceived me right from the start.
You showed me dreams,
I wished they'd turn into real.


Parlammo per un altro po', ma per il resto la giornata trascorse normale, anche se più parlavo con lui, più cominciavo a pensare che quell'incontro fosse dovuto a qualcosa, che fosse un messaggio del destino.
Era come se quel ragazzo volesse farmi conoscere quell'universo da me tanto sognato, ma altrettanto ignoto.

Il giorno dopo partimmo per Pallet Town, premuniti di ogni cosa necessaria, provviste, sacco a pelo, Pokéball, pozioni e un libro per me delle erbe nel caso ne avessi trovate alcune selvatiche interessanti.

Arrivati a Pallet Town le nostre strade avrebbero dovuto dividersi, eppure non fu così. Tutt'altro.
Andai al laboratorio del Professor Samuel Oak, mio carissimo amico fin dall'infanzia, uomo d'esempio e da ammirare, anche se a volte è stata una mia vaga fantasia che se avessi avuto qualche anno in più... bhe... lasciamo stare.
Satoshi mi seguiva con gioia ovunque andavamo e conobbe con un immenso piacere il Professor Oak, a lui già noto.
Passammo 2 giorni ospitati da lui il quale ci istruì sul modo di vivere di alcuni Pokémon.
Arrivò la mattina della partenza.

"Bhe Samuel, sono felicissima di averti rivisto!" Esclamai sorridendo a 32 denti.
"Oh anch'io Professore sono stato lieto di averla conosciuta."
"Bhe Delia, tieni d'occhio il tuo amico, anche se è un tipo in gamba, sono stato molto felice di averti rivisto. Satoshi, continua ad inseguire il tuo sogno, sei un giovane forte e motivato, i tuoi Pokemon ti amano - rivolse uno sguardo al Charmander ai suoi piedi - continua con tutti i miei più vivi auguri, che tu possa realizzare il tuo sogno e che possa portarti a grandi esperienze di vita." Strinse la mano ad entrambi, con un sorriso saggio, una folata di vento alzò il camice bianco, per qualche motivo il Professore mi apparse come una figura illuminata da una luce benevola, divina, in qualche modo. Non saprei spiegarmi, sinceramente.
Salutammo ancora e gli voltammo le spalle.
"Prossima meta, Pewter City!" Satoshi scagliò un pugno in aria, vittorioso.
"Devo ringraziarti Delia, senza te non sarei mai arrivato fin qui e quindi non saprei neanche dove sarei a questo punto."
"Probabilmente a girare in tondo in una foresta, Satoshi." risposi con ironia.
"Argh, antipatica." Lo disse con una nota affettuosa.
"Senti... io... stavo pensando di cominciare a viaggiare." Cosa mi passò per la mente me lo chiedo tutt'oggi, tutta via disse quelle chiare, chiarissime parole.
"Allora puoi viaggiare con me."
"Sei sicuro che non ti disturbo?!" Un'emozione cresceva smisuratamente in me.
"Certo che no, sembri una persona molto simpatica, o perlomeno sicuramente con più orientamento di me." Si scompigliò i capelli che erano già in un discreto disordine.
"Benissimo! Chissà magari nel viaggio vedrò un campo di fiori bianchi."
"E' probabile, i continenti sono vasti e pieni di vegetazione, spero che riusciremo ad imbatterci in un campo del genere. Anzi... ti prometto che riusciremo a trovarlo! E ti prometto che sarò io a portartici!"
Un minuto.
Per un minuto il mio cuore si fermò.
Qualcosa di forte colpì esso e la mia mente.

You broke a promise and made me realize
It was all just a lie.


Peccato che molti anni dopo, tutto ciò in cui avevo sperato e riposto il mio amore si fosse spento.

Da quel giorno, da quando partimmo da Pallet Town cominciò il nostro lungo viaggio assieme, fatto di esperienze, risate e piccoli gesti significativi.
Un anno dopo e qualche mese che viaggiavo con lui e che il mio cuore non poteva più reggere il peso di un segreto, decisi di farlo, di dichiararmi, di dirgli ciò che provavo.
Durante la giornata provai invano a cominciare il discorso, ma niente non c'era verso che le parole uscissero dalla bocca, intanto lui dubitava della mia salute, infatti cominciava a chiedersi come mai arrossivo così di frequente o cominciavo a sudare.
Ci sedemmo in un posto tranquillo, di prateria, sentivamo lo scorrere dell'acqua, probabilmente non molto lontano c'era un fiume, capitava proprio a fagiolo, visto che avevamo finito le provviste d'acqua. Satoshi andò a riempirle.
Tornò poco dopo dicendomi che aveva visto un posto magnifico che doveva assolutamente farmi vedere, io mi chiesi che posto poteva mai essere, o perlomeno mi chiedo come poteva essere qualcosa di mai visto prima, dopo 1 anno intero di viaggio di città in città, bosco in bosco, prateria in prateria.

Ma quel giorno, davanti ai miei occhi si apriva uno spettacolo unico nel suo genere, uno spettacolo che non mi sarei aspettata di vedere mai.
Qualcosa di delicato che mi tocco' il cuore, un tappeto di bianchi petali, un tappeto di fiori bianche.
Erano banalissime margherite, certo, ma erano una vera e propria purezza i piccoli bianchi petali parevano formare incastrandosi tra di loro un morbido tappeto sul quale chiunque si sarebbe fatto accogliere in un abbraccio.

"Meravigliata?" Satoshi incrociò le braccia dietro la testa e sorrise ampiamente.

Prima sulle mie guance giunsero lacrime delicate e poi mi buttai su di lui e lo baciai.
Lo baciai con tanta forza e voglia che cademmo a terra, nella distesa di fiori.
Lui contraccambiò il bacio, tranquillamente, mi disse che mi amava, mi riempì di dolci parole.
Stava realizzando il mio sogno.
Aveva realizzato il mio sogno.
Era la persona che amavo e era stranissimo, che forse anche per noi poteva esserci un felici e contenti, era strano che quel che stava accadendo stesse realmente succedendo a me.
Mi abbandonai con lui, su quel prato, mentre i petali bianchi mossi dal vento danzavano nell'aria e io intanto, mi completavo con l'unico ragazzo che avessi mai amato e che mi avesse mai fatto provare un'emozione tanto forte da portarmi all'apice dell'amore, al limite dell'amore facendomelo conoscere così, senza pretese, con molta naturalezza.
Un'impronta rimase in me quel giorno.

Scoprii di essere incinta, non ne ero scontenta anzi, ero molto felice, forse sarebbe stata l'occasione giusta per sopprimere il mio triste passato e lasciare spazio ad un nuovo gioioso futuro.
Satoshi all'inizio parve entusiasmo, ma più il mio ventre cresceva più lui non mi pareva convinto.
Ci fermavamo spesso e lui rallentava la sua marcia.
Sentivo che l'entusiasmo tra di noi era nettamente calato e la cosa mi faceva stare male.
Decidemmo di tornare a casa mia, per farmi riposare, non avevano parenti pronti ad accogliermi quindi non si poneva il problema del: -come farò a dirlo a mamma e papà?- I miei infatti erano morti ben prima che io potessi cominciare ad intendere e volere certe cose.
La responsabilità che ci portavamo appresso stava crescendo e Satoshi lo sapeva benissimo, aveva bisogno di un lavoro per mantenerci.
Ne parlammo la sera in cui arrivammo a casa mia, lo vidi poco convinto, poco convinto di mettere un "Noi" nella sua vita.

E le mie paure si realizzarono.

Quando mi svegliai, un mattino, a fianco a me non c'eri più.
Una sensazione di freddo mi invase da capo a piedi, una sensazione di paura assalì la mia mente.
Mi alzai, già piangendo e afferrai una lettera che trovai sul tavolo di cucina:

"Io non sono pronto a fare il padre di famiglia.
Spero che mi scuserai.
Ti passerò il mantenimento per lui o lei che sarà, ricaverò quel denaro vincendo incontri di Pokémon importanti, o comunque in qualunque altro modo, non devi preoccuparti, non correrà rischi.
Mi dispiace, perchè sebbene così non lo dimostro, io ti amo davvero.
Un giorno quando sarò un uomo e non avrò paura della vita, verrò da te e forse sarò diventato l'uomo che desideravi.
Cresci nostro figlio meglio che puoi, so' che sarai una donna meravigliosa, trova un altro uomo magari che può darti la felicità che io non ho saputo darti.
Con questo mi scuso.
Odiami se vuoi, odiami se puoi.

Satoshi Ketchum"


"Hai preso il mio cuore,
Mi hai ingannata fin dall'inizio.
Mi hai mostrato sogni,
Ho desiderato che potessero diventare reali.
Hai rotto una promessa e mi hai fatto realizzare
Che era tutta una menzogna."


Mi crollò il mondo.
Spaccai piatti, bicchieri, piansi, piansi, piansi, urlai, gemetti, digiunai per giorni e giorni, finchè non arrivò qualcuno che fu per me la luce.
Mio figlio.

Arrivò l'ora di partorire, ero dal mio fedele amico Samuel Oak quando successe, mi accompagnò di corsa all'ospedale e quel giorno, con mia gioia, diedi alla luce la creatura più importante della mia vita.
Mio figlio Ash Ketchum.

Cresceva di giorno in giorno e lui non c'era, ma non mi servì molto, continuavo a non odiare quell'uomo che mi aveva aiutato a metterlo al mondo, che mi aveva donato una creatura così bella e una reale gioia, in una vita spenta come la mia.
I suoi capelli chiari inizialmente, divennero neri e gli occhi, già gli occhi erano proprio come i suoi.
Diedi tutto al piccolo Ash, mentre ogni mese vedevo arrivare a casa la busta paga con i soldi del mantenimento, nessun problema sotto questo punto di vista.
Ma il piccolo stava crescendo senza un padre.
Mi trasferii a Pallet Town, dove anche attualmente abito, il Professor Oak fu un mio grande sostegno morale e aiuto, un aiuto al quale non rinuncerei mai per nulla al mondo.
Nel frattempo scoprii che il professore era sposato e divorziato in seguito e che aveva un giovane nipotino, Gary Oak, dono di suo figlio e della sua attuale moglie.
Il piccolo Gary e Ash crescevano, Gary gli poneva spesso la domanda di dove fosse suo padre, Ash non rispondeva mai.

Passarono 8 anni, quando il campanello di casa mia suonò, convinta ormai che il padre di Ash si facesse risentire solo per i soldi.
Evidentemente mi sbagliavo.
Aprii la porta, io donna ormai adulta e di casa, mi trovai davanti un uomo che doveva avere all'incirca la mia stessa età, con lunghi capelli neri e occhi ramati e un Charmander al suo fianco.
Tra le sue mani un trofeo della lega.
Ash era dietro di me.
Io senza indugio, senza parole mi buttai tra le sue braccia, lui era tornato di nuovo. Era tornato di nuovo e vittorioso, non mi aveva lasciata.
Il mio bambino si chiese chi fosse quell'uomo che stavo abbracciando e io, piena di amore, risposi solamente: "E' tuo padre."

Ma dentro di me sapevo che Satoshi era un'anima alla ricerca della continua evoluzione interiore e che non avrebbe smesso di viaggiare.
Si stabilì con noi a Pallet Town, fu guardato male e di scorcio da tutti, specie da Samuel, ma ebbe modo di spiegarsi, di spiegare il suo gesto e in qualche modo, fosse per la sua mania di persuadere bene le persone, fosse per magnamità della gente, capimmo tutti il suo gesto e lo perdonammo.
Ash si sentì motlo felice di conoscerlo, sebbene fosse rimasto giusto qualche mese, per poi riprendere insieme un'importante decisione; Sarebbe partito nuovamente, ma stavolta con il mio appoggio e consapevolezza.
Essere un allenatore esperto ormai era il suo lavoro e il nostro pane e soprattutto il suo sogno, inoltre bastarono quelle poche settimane a fare Satoshi per Ash un vero e proprio idolo di padre, anche quando comprese la verità su tutto, sebbene fosse piccolo e forse certe cose non riuscisse a capirle del tutto... ma resta il fatto che anche Ash aveva fatto la sua scelta e io ero fiera, voleva diventare un maestro di Pokemon, proprio come suo padre, avrebbe cominciato il suo viaggio a 10 anni, non contestai la sua scelta, perchè infondo non volevo rovinare i suoi sogni, le sue aspettative, non volevo fare l'errore che avevo fatto con mio marito anche se ne avevo trovato il rimedio.
Quindi Ash avrebbe cominciato il suo viaggio al decimo compleanno.
E Satoshi, ogni volta compiuto un nuovo viaggio tornava a casa, portandomi un suo trofeo come testimonianza della sua bravura e ogni volta, io e mio figlio lo abbracciavamo con forza.
Infondo mi resi conto che la mia vita non era diventata affatto triste e solitaria e che mio marito mi aveva donato la cosa più bella che potessi avere.

Ed eccoci ad oggi, felici giorni sono trascorsi con mio figlio, con mio marito e con tutti gli abitanti di Pallet, e adesso in fretta e furia il mio Ash è uscito correndo di casa, diretto al laboratorio del Professor Oak per prendere il suo primo Pokémon, chissà che sceglierà.
Sono sicura che per lui il futuro sarà roseo, ed io in quanto madre farò in modo che passi una vita nel modo migliore possibile, so che da grande non commetterà l'errore che ha fatto suo padre, ho una grande fiducia in lui.
Spero che possa succedergli tutto il bene del mondo e che ogni grazia della terra sia donata a lui.
Al mio figlio e a quello di mio marito.

Il mio piccolo, grande Ash Ketchum.

Fine

Una fanfiction faticata, combattuta tra tempo e morale, neanche riletta del tutto ma solo in parte, penso che non ci siano grandi errori.
Non ho la pretesa di vincere, solo sono contenta di aver buttato un idea simile su foglio bianco, perchè infondo nessuno parla mai di quella che poteva essere la gioventù di Delia.
Spero che comunque vi sia piaciuta.

Buon concorso a tutti.

Ashley Ketchum

Marco&Silver
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Sai, la gente è strana prima si odia e poi si ama
cambia idea improvvisamente, prima la verità poi mentirà
lui senza serietà, come fosse niente...

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.°•. °•. °•.Gestico & Frequento.•° .•° .•°.

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'Senza parole con un filo di dolore,
senza parole sorrido e sono qua,
spargo il colore per sentirne l'odore
spargo l'odore per vederne altre varietà'

The bastard sons of dioniso.


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